Giovanni Fedele denuncia il rischio di demansionamento dei reparti di Ortopedia e Chirurgia e lancia un appello al Sindaco: «Serve coraggio per difendere il diritto alla salute dei cittadini e contrastare il declino del nostro nosocomio»
L’Ospedale di Ostuni è al centro di una nuova polemica dopo l’atto d’indirizzo firmato dai vertici dell’ASL di Brindisi, inviato alla Regione Puglia, che prevede la trasformazione dei reparti di Ortopedia e Chirurgia da Unità Complesse a Unità Semplici, subordinate all’Ospedale di Francavilla Fontana. Giovanni Fedele, ex assessore al Comune di Ostuni, ha lanciato un duro monito contro questa decisione, definendola «un disegno politicamente criminoso» che porterà al definitivo smantellamento del nosocomio cittadino.
Fedele ricorda come l’ospedale abbia già subito gravi perdite nel corso degli anni, a partire dalla chiusura dei reparti di Ostetricia e Ginecologia tra il 2012 e il 2014, fino al progressivo svuotamento di personale a causa della costruzione del nuovo nosocomio nel sud barese. «Questo atto rappresenta un ulteriore colpo al nostro ospedale, che svolge un ruolo fondamentale per un bacino d’utenza di circa 100.000 abitanti, senza contare l’afflusso turistico estivo», sottolinea.
L’ex assessore critica la mancanza di reazioni da parte della classe politica locale e invita il Sindaco di Ostuni a convocare con urgenza una Conferenza dei Capigruppo per elaborare un documento comune da presentare all’assemblea dei Sindaci della Provincia. «Non basta sospendere l’efficacia dell’atto: è necessario annullarlo definitivamente», afferma Fedele, proponendo, in caso di mancata risposta, una grande manifestazione a Bari davanti alla Regione, con il gonfalone del Comune, per rivendicare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione.
Infine, Fedele fa appello al primo cittadino affinché metta da parte condizionamenti politici legati alle imminenti elezioni regionali o a questioni locali e dimostri il coraggio necessario per tutelare l’Ospedale di Ostuni e i suoi cittadini. «Il futuro del nostro nosocomio è una battaglia che riguarda tutta la comunità e non può essere sacrificato per logiche di potere».








