Dalla parte della Streusa, pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – James Van Der Beek protagonista di Dowson’s Creek serie tv, tra le più amate degli anni Novanta, è venuto a mancare. Innumerevoli dimostrazioni d’affetto da ogni parte del mondo
di PAMELA PANCOSTA – Ci ha lasciati Dowson Leary.
Dopo Dylan, Brenda, Chandler anche il biondino di Capeside se ne è andato. Un altro tassello di quel magico puzzle dell’adolescenza di noi ragazzi della Generazione X che si perde, lasciandoci persi in quello spietato senso di mortalità che ancora tentiamo di fuggire.
I personaggi delle serie televisive degli anni Novanta, quelle che andavano in onda una sera a settimana e che tenevano banco al suono della campanella a scuola, tra le pagine piene di disegnini colorati della Smemoranda, increspate dai ritagli di giornale appiccicati con la colla stick e foto dei nostri beniamini, le citazioni delle canzoni d’amore preferite, sono parte dei nostri ricordi più dolci.
Fazioni opposte e complementari di identificazione nei personaggi, team Brenda e team Kelly ad esempio, e poi la moda, il trucco e parrucco, lo slang, la camminata e soprattutto la musica. Losing my religion dei R.E.M. è da allora una delle mie canzoni preferite, quella che mi catapulta ai sabato pomeriggio in discoteca, al profumo delle penne colorate che servivano a marcare ogni pensiero, tranne gli appunti di scuola.
Nostalgia canaglia, per l’appunto.
No, non dirò che “ai miei tempi era meglio” perché sono perfettamente cosciente del fatto che ogni epoca sia speciale e meravigliosa a modo suo in quel complicatissimo periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta, poco prima di compiere vent’anni.
Mi piace ricordare che avevamo più tempo per le emozioni, questo sì. Anche i telefilm che non erano ancora serie tv, ci facevano aspettare una settimana intera tra una puntata e l’altra, e dovevamo rispettare il turno per usare il telefono fisso, quello con la cornetta, per le chiacchierare con le amiche, e attendere le anteprime dei nuovi singoli dei cantanti più amati in radio. Avevamo solo qualche strumento tecnologico in più delle musicassette, adorabili meccanismi infernali dal nastro malefico che s’incastrava sempre sul più bello. Dovrei averne ancora qualcuna conservata chissà dove.
Beverly Hills 90210, Friends, Dawson’s Creek, Buffy ci hanno accompagnati per anni, parti integranti del nostro quotidiano dai quali ci siamo lasciati travolgere completamente, avvolti da quell’incantevole turbinio di bellezza e magia, spensieratezza e riflessioni più o meno intense. Ci sentivamo parte di quel mondo racchiuso nel tubo catodico dei pesanti televisori, i personaggi così veri da faticare a riconoscerli in contesti diversi dal set, provare un disagio fisico nel sentirli parlare nella loro lingua madre.
Fratelli, sorelle, fidanzati e fidanzate, amici e amiche, loro erano noi e noi loro. Per questo abbiamo provato un dispiacere autentico alla notizia della loro dipartita, come fossero componenti delle nostre famiglie, perché nel nostro immaginario comune, lo sono stati eccome. Li abbiamo creduti immortali o forse, non eravamo e non siamo pronti ad ammettere che il tempo delle mele è passato da un pezzo e la vita reale è tutt’altra cosa.
Shannen Doherty, la mia adorata Brenda di Beverly Hills, ha sopportato una malattia lunga e dolorosa, che ha raccontato senza remore, mostrandosi senza capelli e durante le sedute di chemioterapia. Come non accogliere “in casa” il suo dolore e farlo un po’ anche mio? Ho sperato per la sua sopravvivenza, le ho scritto sui social, ho condiviso la sua battaglia.
James Van Der Beek, venuto a mancare da pochi giorni, è stato il protagonista di Dowson’s Creek. Più discreto, ha condiviso sui social solo qualche spunto di riflessione guidato dalla sua immensa fede, poche le immagini. Entrambi hanno avuto il coraggio di rivelare la caducità della propria e della nostra vita, toccando la parte più delicata del nostro cuore.
Due personaggi resi reali dal corso degli eventi, concreti, carne e sangue, tali e quali a noi, che rimaniamo così poeticamente incapaci di prendere coscienza del vero e continuiamo a fluttuare nel mare impervio delle nostre indistruttibili fantasie.
Forse le nuove generazioni sono per loro fortuna, o sfortuna non saprei dire, più consapevoli, bombardati come sono ogni giorno dalla pornografia del dolore, dalle violenze, abituati a fare i conti con certezze flebili, quasi impalpabili.
Secondo recenti studi i figli dei boomer come me sarebbero più portati a creare un equilibrio sano tra desiderio e abilità di realizzare i propri obiettivi, di essere molto più pratici. Mi perdoneranno ma non concordo, vedo me stessa e i miei coetanei fortemente ancorati all’idea che ci siamo fatti del mondo e della vita, al punto tale da suscitare grande tenerezza, salvo battere rumorosamente il capo al muro della verità.
Del resto è così che siamo fatti, della stessa sostanza dei sogni.








