L’estate di sangue dei Martiri di Otranto

La storia di 813 persone che si rifiutarono di convertirsi all’Islam

di EMANUELE CARLO OSTUNI – L’estate pugliese del 1480 fu particolarmente calda, quando la mattina del 28 Luglio la cittadina di Otranto fu attaccata dalla flotta Mussulmana di Mohamed II°.

Questa, in realtà era diretta a Brindisi, ma a causa di un forte vento di tramontana, forse un segno del Destino, dirottò nella cittadina Leccese, ponendo sotto assedio l’intera popolazione di 2000 anime che poco poterono contro i 18.000 Turchi arrivati dal porto di Valona in Albania.

Così possiamo sintetizzare la storia dei Martiri di Otranto, 813 persone che si rifiutarono di convertirsi all’Islam e per questo furono decapitati sul Colle della Minerva, a cominciare da Antonio Pezzulla, un anziano cimatore (tagliatore) di panni detto il Primaldo, in quanto il primo a essere ucciso.

L’immaginario collettivo conosce poco questa vicenda fra le più significative della guerra fra Islam e Cristianesimo.

Nonostante ciò, la letteratura, la musica e il cinema si sono occupate di loro, al punto che Carmelo Bene scrisse “Nostra Signora dei Turchi”, che adattò poi al Cinema con lo stesso titolo, vincendo il Premio Speciale al Festival del Cinema di Venezia 1968.

Gianfranco Mingozzi, invece, girò nel 1974 “Flavia la Monaca Mussulmana”, con Florinda Bolkan e Claudio Cassinelli, che racconta la vicenda di Flavia Gaetani, sullo sfondo proprio della tragica carneficina.

I martiri furono beatificati nel 1771 per poi essere canonizzati da Papa Francesco
nel 2013, restituendo luce eterna alla Puglia cristiana e incrollabile.

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