Il Presidente della CNA Brindisi Franco Gentile interviene dopo la visita del Ministro Urso e denuncia la frammentarietà delle posizioni del Governo sulla chiusura della centrale Enel e dell’impianto di cracking: «Le imprese non sono state ascoltate, si rischia il collasso dell’indotto e la perdita di centinaia di posti di lavoro»
La visita a Brindisi del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha riacceso i riflettori su una questione che, da tempo, preoccupa imprese, lavoratori e cittadini: la crisi del comparto industriale brindisino, strettamente legata alla chiusura della centrale Enel di Cerano e alla dismissione dell’impianto di cracking del Petrolchimico.
A prendere posizione con un intervento netto e articolato è Franco Gentile, Presidente della CNA Brindisi, che denuncia una situazione confusa e contraddittoria, alimentata anche dalle differenti posizioni espresse da membri dello stesso Governo.
«Proprio mentre il Ministro Urso, in visita a Brindisi, escludeva la possibilità di rinviare la chiusura della centrale Enel dal 2025 al 2030 – afferma Gentile – il collega di Governo Salvini sosteneva invece il rinvio, rilanciando quanto dichiarato dagli AD di Enel e di Eni sulla necessità di mantenere attivi gli impianti a carbone per garantire la sicurezza energetica del Paese.»
Un’incoerenza istituzionale che, secondo Gentile, si riflette direttamente sul territorio. Il Presidente della CNA evidenzia come il Ministro Urso abbia mostrato un atteggiamento «eccessivamente ottimistico» rispetto all’impatto della chiusura della centrale di Cerano e del cracking sull’economia locale: «Forse al Ministro sfugge che l’indotto di Cerano è già stato colpito duramente, con decine di aziende costrette a chiudere e centinaia di lavoratori rimasti senza occupazione.»
Gentile sottolinea anche un nodo cruciale: l’assenza delle imprese ai tavoli decisionali. «Urso afferma che non sono giunti segnali di allarme dal territorio, ma dimentica che le associazioni datoriali non sono mai state invitate a un tavolo governativo. Come si può pensare di tutelare i lavoratori dell’indotto se non si ascoltano le imprese per cui lavorano?»
Il contesto resta estremamente incerto. Il cracking ha cessato le attività lo scorso 31 marzo, mentre la chiusura della centrale di Cerano è prevista per fine anno. Tuttavia, i dettagli concreti sugli investimenti alternativi dell’Eni si conosceranno solo nel marzo 2026, quando sarà presentato ufficialmente il piano e, solo da quel momento, si potrà avviare l’iter autorizzativo.
«In queste condizioni – conclude Gentile – è difficile guardare al futuro con ottimismo. Il tavolo sulla decarbonizzazione, reso possibile grazie all’iniziativa parlamentare dell’on. D’Attis, rappresenta un’opportunità importante, ma da solo non basta. Su Cerano e sul Petrolchimico servono risposte chiare, tempestive e definitive. Altrimenti continueremo a vivere alla giornata, con gravi ripercussioni su imprese e lavoratori.»








