RSA Ostuni: scontro sull’internalizzazione, le posizioni di Amati e Bruno

Fabiano Amati: «Il rispetto delle leggi non è negoziabile. Senza internalizzazione c’è danno erariale e obbligo di segnalazione»


Nota del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati.

«Sulla RSA di Ostuni, struttura di proprietà della Asl di Brindisi, e sulla necessità di concludere al più presto il processo d’internalizzazione, non è ammessa alcuna negoziazione, meno che mai di tipo politicistico. E ciò perché sono le leggi a prescriverla, come messo nero su bianco e per l’ennesima volta dai dirigenti regionali con la nota dell’11 luglio 2025 (prot. 0393338/2025).

Non ci potrà mai essere alcun dirigente della Regione e della Asl disposto a sottoscrivere un’ulteriore proroga tecnica al gestore privato senza incorrere in responsabilità contabile o altra ipotesi d’illegittimità, con il nostro conseguente obbligo di segnalazione alle autorità giurisdizionali. E chiunque volesse ostacolare il percorso, a motivo di qualche piccola invidia per eccesso d’iniziativa amministrativa altrui, sappia che sta sostenendo la violazione della legalità formale. Veniamo ai fatti, unico elemento di regolazione della verità.

La RSA di Ostuni è una delle 11 RSA, di proprietà pubblica, assegnate tanti anni fa alla Fondazione San Raffaele della Famiglia Angelucci e poi transitate in altre società; e sui procedimenti di transito sto valutando gli atti ed eventuali profili di problematicità da approfondire.

Nel corso degli anni e alla scadenza dei contratti, la Regione Puglia ha ripetutamente avvertito le diverse Asl, compresa quella di Brindisi (e su questo c’è abbondante documentazione), sulla necessità di giustificare la convenienza alla gestione privata, come condizione per ottenere l’autorizzazione a effettuare nuove gare, ricordando che senza la prova della convenienza il regime legale ordinario di gestione è quello interno.

Ovviamente, nessuna Asl, compresa quella di Brindisi per la RSA di Ostuni, ha mai potuto giustificare la convenienza della gestione privata, poiché è impossibile sostenere tale ipotesi, come peraltro riportato nella nota già richiamata dell’11 luglio 2025 e nei numerosi pareri tecnici espressi sulle varie proposte di legge presentate sulle stesse materie.

Da ultimo, con delibera della Giunta regionale del 7 luglio 2025, n. 961 si è provveduto a elencare le RSA pubbliche, mettendo in evidenza il loro stato giuridico, purtroppo in molti casi caratterizzato da proroghe tecniche ingiustificabili.

Cosa significa tutto questo? Significa che non si può procedere all’affidamento al gestore privato e che non sono giustificabili proroghe tecniche dei contratti, nell’attesa che si svolgano gare per cui non si potrà mai ottenere l’autorizzazione, stante la mancanza del presupposto, ossia la maggiore convenienza rispetto alla gestione interna. Tra l’altro, le leggi prescrivono che qualora fosse possibile la gara (ma non è questo il caso), la proroga tecnica è consentita solo se contestualmente si pubblica la gara e non come mero intendimento dall’incerta realizzabilità.

In queste ultime ore, sto peraltro approfondendo, com’è mio dovere, tutti gli atti amministrativi e negoziali che hanno caratterizzato il rapporto tra la Asl di Brindisi e i soggetti gestori della RSA, anche perché ho seri dubbi su diverse operazioni di compensazioni tra crediti e debiti, ovvero tra riduzioni e azzeramenti di canoni: a occhio, ma spero di essere smentito, mi pare di rivedere una modalità già incrociata nella vicenda del Centro di riabilitazione di Ceglie Messapica e che all’epoca mi costrinse a informare i dirigenti regionali, i quali si mostrarono (li ringrazierò sempre) immediatamente recettivi e in grado di dominare e risolvere l’imponente problema, segnalando peraltro il tutto alle autorità competenti.

Sulla questione dei maggiori costi di personale per via dell’internalizzazione, valgano le leggi più che le parole. Con la stessa nota dell’11 luglio 2025, i dirigenti regionali hanno affrontato la questione, stabilendo che è consentita una rimodulazione del Piano del fabbisogno 2023-2025, con relativa quantificazione della spesa.

Nella speranza di aver spiegato con sufficiente dettaglio la questione di legalità posta alla base della mia richiesta d’internalizzazione e aver ribadito che il caso delle RSA di proprietà pubblica non è sovrapponibile ad altri casi su cui si discute da tempo d’internalizzazione, sono certo che il direttore generale di Brindisi, sempre attento alle questioni di migliore assistenza sanitaria e legalità, saprà fare ciò che le leggi impongono e nel più breve tempo possibile.»

Nota del consigliere Pd Maurizio Bruno.

«Fare promesse elettorali sulla pelle e le speranze dei lavoratori è per me, da sempre, qualcosa di inaccettabile. Ma farlo per giunta in un campo così delicato e carico di sofferenze umane, come è quello della sanità, lo ritengo senza mezzi termini inqualificabile.

L’idea lanciata dall’assessore regionale al Bilancio Fabiano Amati di internalizzare l’RSA privata di Ostuni nella struttura pubblica rientra perfettamente in questa biasimevole categoria.

Amati sa benissimo sia che mancano i fondi per una simile operazione, che riguarda decine di lavoratori, sia che simili iniziative non possono essere prese “ad clinicam”: quella sì perché è del mio bacino elettorale e quella no perché non lo è.

Queste misure o riguardano in maniera paritaria tutte le strutture, e anche gli operatori dell’assistenza domiciliare integrata, oppure non riguardano nessuna. E i casi citati da Amati per dire che dei precedenti già ci sono, riguardano vicende ben diverse.

Nella nostra regione esistono numerose RSA con caratteristiche simili a quella di Ostuni. Per cui o si fa una legge che accomuni tutte nell’internalizzazione – legge che non c’è, così come non ci sono i fondi – o si trovano altre soluzioni, cosa che sarebbe ben più seria, che non facciano insopportabili distinzioni tra figli e figliastri.

Fare campagna elettorale sul proprio territorio e avvalersi dei propri risultati amministrativi per raccogliere consenso è sacrosanto e legittimo.

Ma fare promesse che si sa non si possono mantenere, se non forzando principi o usando i soldi pubblici come fossero soldi del “Monopoly”, lo ribadisco, senza mezzi termini, è semplicemente inqualificabile.»

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