Il pilota, 61 anni, fu tra i protagonisti dell’epoca d’oro della Lancia Delta e vicecampione del mondo WRC nel 1989. Da anni aveva legato la sua vita alla Puglia e a Masseria Camarda, dove aveva dato vita anche alla Rally University e alla Fiorio Cup
Il mondo dell’automobilismo piange la scomparsa di Alessandro “Alex” Fiorio, uno dei grandi protagonisti italiani del rally internazionale. Il pilota è morto all’età di 61 anni dopo aver combattuto contro una grave malattia. Nato a Torino il 10 marzo 1965, era figlio di Cesare Fiorio, storico dirigente sportivo legato ai successi della Lancia nei rally e successivamente alla Ferrari in Formula 1.
Negli ultimi anni Alex Fiorio aveva stretto un legame profondo con la Puglia e in particolare con il territorio di Ceglie Messapica, dove si era trasferito a Masseria Camarda, divenuta non soltanto luogo di famiglia ma anche punto di riferimento per la sua inesauribile passione per il motorsport.
Dallo sci ai grandi rally internazionali
Prima delle quattro ruote c’era stato lo sci. Fiorio aveva conquistato a soli 17 anni il titolo italiano nella discesa libera e nello slalom gigante con i colori dello Ski Club Cervino, arrivando anche a superare le prove per diventare maestro di sci.
Un infortunio interruppe quella strada, ma la passione per la velocità trovò presto una nuova dimensione. Nei primi anni Ottanta arrivarono il Panda Ice Trophy e successivamente il Campionato Fiat Uno, fino all’ingresso nel grande mondo dei rally.
Fu l’inizio di una carriera che lo avrebbe portato a vivere in prima persona una delle stagioni più importanti dell’automobilismo italiano.
Gli anni d’oro con la Lancia Delta
Con Gigi Pirollo al suo fianco come navigatore, Fiorio divenne uno dei protagonisti dell’epopea della Lancia Delta.
Nel 1987 conquistò il titolo mondiale Gruppo N, mentre nel 1988 concluse al terzo posto nella classifica del Mondiale Rally. Il punto più alto arrivò nel 1989, quando si laureò vicecampione del mondo WRC, alle spalle di Miki Biasion.
Nel corso della carriera nel Mondiale salì nove volte sul podio, conquistando sei secondi posti e tre terzi posti. L’ultimo podio iridato arrivò nel 1990 al Rally d’Australia.
Dopo l’esperienza con la Lancia continuò a gareggiare anche con altri marchi, tra cui Ford e Mitsubishi, prima di trasferire la propria esperienza dal volante alla gestione sportiva.
Dal Motomondiale alla formazione dei nuovi piloti
Nel 2000 Fiorio fu team manager dell’Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del Motomondiale, squadra che conquistò il titolo costruttori. Dal 2001 al 2004 ricoprì poi il ruolo di team manager del BMW Cibiemme Team nelle competizioni FIA Super Produzione e Turismo.
Ma il rally non aveva mai smesso di essere parte della sua vita.
Proprio in Puglia, insieme all’amico ed ex pilota Alex Bruschetta, aveva creato la Rally University, una scuola destinata ai giovani aspiranti piloti, con una pista realizzata nel comprensorio di Masseria Camarda.
La Fiorio Cup e il legame con Ceglie Messapica
Da quella stessa passione era nata anche la Fiorio Cup, competizione capace negli anni di richiamare alcuni dei nomi più importanti del rally contemporaneo.
Tra i vincitori figurano Andrea Crugnola, impostosi tre volte, Andrea Mabellini e Kalle Rovanperä, due volte campione del mondo WRC, vincitore dell’edizione 2024.
Masseria Camarda e il territorio cegliese erano così diventati per Fiorio una nuova casa e, allo stesso tempo, il luogo nel quale trasmettere alle nuove generazioni tutto ciò che aveva imparato in una vita trascorsa tra curve, cronometri e competizioni.
Il cordoglio del mondo dell’automobilismo
La scomparsa di Alex Fiorio ha suscitato profondo cordoglio nel mondo del motorsport. Anche l’Automobile Club d’Italia ha espresso la propria vicinanza alla famiglia, ricordandolo come una figura di riferimento per generazioni di appassionati e uno dei protagonisti dell’automobilismo italiano.
Fiorio lascia il padre Cesare, la madre Francesca, il fratello Cristiano, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca.
Con lui scompare uno degli uomini che hanno vissuto dall’interno la stagione irripetibile dei rally italiani degli anni Ottanta e Novanta, ma anche un protagonista che, una volta terminata la carriera ai massimi livelli, aveva scelto la Puglia e Ceglie Messapica per continuare a coltivare e tramandare la propria passione per le corse.
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