Violenza giovanile, il CNDDU lancia l’allarme: «Serve una nuova educazione alla comunità»

Bullismo, autolesionismo e disagio emotivo segnano le vite di milioni di adolescenti. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani propone un nuovo modello educativo integrato con il programma “Ponti di Empatia”, per restituire dignità, ascolto e coesione sociale alle nuove generazioni

Sono sempre di più gli episodi di bullismo, violenza tra pari, cyberbullismo e autolesionismo, tanto da non poter essere considerati casi isolati. A dimostrazione di ciò i dati ISTAT 2025. Questi evidenziano che oltre il 68% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni ha subito almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo. Il 21% lo subisce più volte al mese.

Numeri drammatici che riflettono una realtà allarmante: «Le nuove generazioni stanno vivendo una crisi emotiva e sociale senza precedenti, spesso nell’indifferenza o nell’impotenza degli adulti». Così il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia un appello: non si può più ignorare il disagio crescente tra i giovani.

La violenza giovanile non nasce dal nulla, ma da fragilità profonde, solitudini emotive, assenza di modelli coerenti e ambienti educativi svuotati del loro valore relazionale e formativo. Dietro ogni percentuale ci sono storie vere, spesso tragiche. Il suicidio di Paolo, a 15 anni, di Latina, e la dolorosa vicenda di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo omofobico, sono solo alcuni dei casi che hanno scosso l’opinione pubblica.

Il CNDDU denuncia come la scuola rischi sempre più di essere percepita solo come luogo di valutazione, perdendo il suo valore originario di spazio di relazione, ascolto, empatia e cittadinanza.

Il prof. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, sottolinea: «Dove l’autorità è assente o incoerente, dove le parole non trovano riscontro nei comportamenti, lì nasce la percezione di impunità. E i gesti di sopraffazione diventano “normali”, addirittura valorizzati, soprattutto in un contesto dove i social media premiano la visibilità, anche quella ottenuta attraverso l’aggressività».

Il progetto “Ponti di Empatia”

La responsabilità educativa è collettiva: scuola, famiglia, istituzioni e territorio devono tornare a lavorare insieme, con programmi strutturati e continuativi. È in questo contesto che nasce “Ponti di Empatia”, un programma educativo promosso dal CNDDU che punta a rafforzare la dimensione emotiva e relazionale della scuola, restituendole il ruolo di motore di crescita civile e personale.

Il programma prevede: laboratori di mediazione dei conflitti, attività artistiche e teatrali, progetti di cittadinanza attiva e ambientale, e il coinvolgimento delle famiglie e delle realtà territoriali. Un percorso immersivo che coinvolge docenti, studenti, famiglie e associazioni locali per costruire insieme comunità educanti dove ogni ragazzo possa sentirsi visto, ascoltato e valorizzato.

La proposta dell’educazione ai Diritti Umani

Il CNDDU propone anche l’educazione ai Diritti Umani non come materia astratta, ma come strumento pratico per la prevenzione della violenza, lo sviluppo dell’empatia e la costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco.

Da ciò si evince che la prospettiva del CNDDU non è quella di creare campagne di sensibilizzazione; ma di intervenire nella quotidianità educativa. Con spazi dove i giovani possano imparare a riconoscere le proprie emozioni e a gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Oggi più che mai, serve educare alla consapevolezza e alla relazione, offrendo ai giovani modelli positivi, spazi di ascolto e strumenti per affrontare le sfide sociali e digitali del nostro tempo.

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