In tempi passati, i nostri avi, avevano pensato bene di depositare la neve invernale in delle strutture ipogee, scavate nella roccia, a volte sfruttando le cavità carsiche opportunamente impermeabilizzate, per poter mantenere una temperatura costante e prossime allo zero
di VITO AMICO – Le attività dell’associazione Speleocem continuano con nuovissime scoperte sia nell’agro di Ceglie Messapica come la grotta Moretto, grotta di Via Levi-Montalcini, e altre due a Torre Santa Susanna e Francavilla Fontana.
Per aggiornamenti e approfondimenti l’invito a tutti è per sabato 17 dicembre, piazza vecchia nei locali “La Calce”. Ceglie nel Paleolitico, importante testimonianza del sito di Donna Lucrezia.
Introduce Carlo Leo
Relaziona Prof. Antonio Corrado (società storia patria)

La Neviera (A’Nivar)
Ricordo le estati degli anni 70-80 quando prelevavo con un secchio di latta, l’acqua dalla cisterna del trullino in campagna dei miei nonni: “bevi piano, rischi una congestione” gridava la nonna, e io bambino mi rinfrescavo dalla calura estiva con un bel sorso d’acqua fresca della cisterna.
In effetti la temperatura dell’acqua di una cisterna conserva la temperatura media stagionale, una temperatura simile a quella presente nelle grotte.
In tempi passati, i nostri avi, avevano pensato bene di depositare la neve invernale in delle strutture ipogee, scavate nella roccia, a volte sfruttando le cavità carsiche opportunamente impermeabilizzate, per poter mantenere una temperatura costante e prossime allo zero e poi usare il ghiaccio in estate!
La neve caduta in inverno si conservava in queste apposite cavità, si compattava, solidificava e diventava ghiaccio trasparente. Con tutti gli accorgimenti del caso si trasportava e vendeva, per necessità di refrigerazione e preparazione di granite o gelati, ma non solo.
La neve, fin agli inizi del 900, imbiancava il territorio nella frequenza di 5-6 precipitazioni in ogni stagione invernale.
La neve caduta quindi veniva arrotolata e fatta cadere nel fondo della neviera. Queste balle venivano schiacciate, compattate e creati degli strati di cinquanta centimetri. Tra uno strato e l’altro veniva disposto un velo di paglia di (uerghj) orzo. Strato su strato si raggiungeva la sommità, e poi chiuse la finestra e la portafinestra, sigillata, si manteneva la temperatura costante, trasformandosi in ghiaccio per l’uso estivo. Secondo le notizie di anziani, e storici, locali, in estate venivano aperte le porte, e i blocchi di ghiaccio venivano spaccati con asce, segate, avvolte in sacchi di juta e paglia, venivano smistati per tramite di carretti, in altri depositi neviere di Lecce e Taranto. Smistati e venduti in pezzi più piccoli, sia in loco che nei centri di commercio.
L’utilizzo della neve era per uso alimentare e per uso medico sanitario.
Basti pensare che in tempi passati quando la medicina non aveva conoscenze approfondite per le febbri, per traumi, infiammazioni, si ricorreva al ghiaccio.
Queste strutture che possono essere definiti monumenti di archeologia agricolo-industriale di straordinarie testimonianze architettoniche arrivate a noi, a volte intatte o modificate, per esempio in cisterne.
Testimonianze legate soprattutto alla vita contadina, ricca di tanta storia e di tante tradizioni, da tutelare e salvaguardare per le future generazioni.
Le neviere possono essere definite antiche industrie del freddo, dismesse dall’avvento dell’energia elettrica e dal frigo elettrico.
A Ceglie Messapica sono giunti fin ai nostri giorni, alcune già note altre sconosciute come la neviera Insarti.
Neviera Insarti (PU 1647), in Via Emilio Notte: Sul lato opposto dell’area 167 è ben visibile una porta che sprofonda in un ipogeo.
Probabilmente questa in origine sarà stata usata come neviera, poi modificata e ampliata per scopi agro-pastorali. Le prime esplorazioni tecniche, e di rilevazioni (rilievo V.Amico 2003) furono eseguite dall’ Associazione no-profit Speleocem, e furono pubblicate sul giornale locale Ceglieplurale e sull’ Annuario 2003. Nel 2005 questo rilevamento fu esposto nei locali comunali (Amministrazione Pietro Federico, Assessore sport-turismo Tommaso Argentiero) tramite un pannello descrittivo della cavità.
Neviera Sant’Angelo: In contrada Sant’Angelo è ben evidente la struttura tipica delle neviera, con il tetto spiovente e una struttura attigua. Era sino a pochi anni fa, di proprietà della Provincia, divenuta di proprietà privata.
È una struttura più grande rispetto alle altre neviere locali. La volta a botte a sesto acuto, con finestra e porta finestra una fronte l’altra. La conservazione è tra le migliori, in quanto non presenta notevole inquinamento e ostruzione, però bisognevole di interventi nel solaio, inquanto l’acqua piovana, percola all’interno della struttura.
Neviera Circiello: Ubicata nell’ omonima contrada e difronte alla masseria Circiello.
Una struttura molto suggestiva con un tetto spiovente più acuto. Esternamente presenta le chianche di copertura dissestate, ma la struttura generale è accettabile. Anche internamente la struttura conserva le caratteristiche originali. Ben visibile il profondo piano, le pareti impermeabilizzate, le finestre e portafinestre. Al lato dell’ingresso della neviera è ben visibile un forno, usato per sfamare i lavoratori, specializzati nella lavorazione del ghiaccio.
San Pietro: La struttura è ben visibile a poche decine di metri dall’omonima masseria.
Sul lato destro del passatoio che conduce alla masseria, il manufatto a tetto spiovente. E’ tra le neviere, quella che presenta importanti modifiche, infatti, quando le nevicate si sono diradate e la temperatura è andata aumentando, è stata ulteriormente impermeabilizzata e trasformata in cisterna.
Neviera Viale Aldo Moro: Uno degli ultimi locali storici di Viale Aldo Moro, nasconde un’antica neviera, modificata in cisterna e separata da solaio in tempi relativamente recenti, e usata come deposito commerciale di prodotti del suolo, per essere venduti alle industriale di trasformazione, distillerie ecc. E’ ancora visibile la volta a botte, tipica di queste antiche strutture.
Neviera di Via Roma: In Via Roma civico 91, è ancora ben visibile un’altra neviera anch’essa modificata. La trasformazione in frantoio, la parte superiore fa pensare all’ uso di recupero delle acque di vegetazione a fine lavorazione dell’olio d’oliva. Trasformata ancora una volta, quando il frantoio andò in disuso, in cisterna.
Neviera Votano Russo, al chilometro 3,5 dal centro abitato: In fase di catastamento, questa neviera è in condizioni precarie, le pareti laterali sono parzialmente pericolanti, la volta è in discrete condizioni anche se a tratti, mancano le chianche di copertura. Sono ben visibili le portefinestre di entrambi i lati, e in sommità sono presenti degli arbusti che compromettono la staticità della volta. La volta è a botte e in prossimità del centro è ben visibile un pozzetto. Questa neviera è una novità assoluta, sconosciuta a storici e ai cegliesi. Era una conoscenza esclusiva per i soli proprietari e i residenti. Rilevata il 15.10.2022, da Amico Vito, Amico Giovanni, Amico Francesco, Pascali Enzo.
Tuttavia oltre a queste neviere che rendiamo pubbliche per la prima volta, ci sono notizie di altre neviere: Neviera Via Martina dove ora sorge la scuola Papa Giovanni XXIII, Neviera Genovese, Neviera Fedele Grande.
Ci sono tante neviere in Puglia. A Ceglie Messapica, essendo un piccolo centro riserva una quantità di monumenti tali da pensare all’interessantissima storia della città.








