Puglia: Blitz alla mafia, fermata l’ascesa del boss Lamendola, 22 arresti

L’indagine vede le sue origini quando vi fu il tentato omicidio di un sorvegliato speciale avvenuto la sera del 5 luglio del 2020 a Latiano. L’uomo venne raggiunto da una raffica di colpi di pistola calibro 9, ma riuscì ad evitarli

di ROSSELLA TANGORRA – In una maxi operazione antimafia, i carabinieri hanno bloccato l’ascesa di Gianluca Lamendola il superboss della mafia pugliese. Un durissimo colpo al clan Cantanna-Lamendola, con un importante intervento messo a segno dal nucleo Operativo e radiomobile della compagnia dei carabinieri di San Vito dei Normanni, nella giornata di oggi, 18 luglio, che ha coinvolto tutte e sei le province pugliesi, portando all’arresto di 22 persone, 21 in carcere e uno ai domiciliari.

Queste, a vario titolo, dovranno rispondere di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al narcotraffico, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra, violenza privata, lesioni personali, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio e autoriciclaggio, aggravati dal metodo mafioso, produzione, coltivazione, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

L’indagine vede le sue origini quando vi fu il tentato omicidio di un sorvegliato speciale avvenuto la sera del 5 luglio del 2020 a Latiano. L’uomo venne raggiunto da una raffica di colpi di pistola calibro 9, ma riuscì ad evitarli.

Gli inquirenti della Dda leccese, quindi, diedero il via all’inchiesta, sino al settembre 2022, mediante intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche, pedinamenti, osservazioni e ricognizioni aeree. Fu, quindi, raccolto un importante quadro indiziario a carico dei presunti esecutori materiali e del mandante del tentato omicidio.

Si è scoperto che questo evento criminale, era collegato alle dinamiche riguardanti il controllo del territorio da parte di una organizzazione di tipo mafioso, dove a capo c’era proprio Gianluca Lamendola, nipote del mesagnese Carlo Cantanna, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Tommaso Marseglia avvenuto il 22 luglio 2001 a San Vito dei Normanni, a capo di una frangia della Sacra corona unita.

I carabinieri hanno anche verificato come vi fosse un contrasto tra il clan di Carlo Cantanna, che voleva consolidare il controllo del territorio e alcuni gruppi criminali rivali, che, approfittando della detenzione dell’uomo, aveva intenzione di allargare i propri spazi a Mesagne, Torchiarolo e Squinzano con violenza e minacce, con agguati armati, pestaggi e sequestri di persona verso coloro che si mostravano infedeli, che tentavano di ostacolarne l’espansione o che operassero in contrasto con gli interessi dell’associazione.

Il clan sgominato, secondo la Dda di Lecce e Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’interno, metteva al centro il traffico di stupefacenti, necessario per accumulare ingenti capitali che in parte, venivano distribuiti alle famiglie dei detenuti, ma sarebbero stati anche interrati, assieme alla droga, nei terreni adiacenti alla masseria di contrada Mascava. Quest’ultima, situata in territorio di Brindisi ai confini con quello di Mesagne, San Vito dei Normanni e Carovigno, era la principale base operativa dell’associazione.

Da Bari e Foggia, oltre 50 chili di stupefacenti, fra cocaina, eroina, hashish e marijuana, che era stata poi distribuita sulle piazze di spaccio di San Vito dei Normanni, Brindisi, Carovigno, Fasano, San Pancrazio Salentino e Corato.

Ma anche cinque tentativi di estorsione nei confronti di imprenditori del settore alimentare, della ristorazione e terziario, che, per poter ricevere “protezione”, dovevano consegnare mensilmente, una cifra pari a 500 euro e cinque estorsioni ad imprenditori della compravendita auto, del commercio pellet, e di alcuni cittadini che erano entrati in contrasti con gli interessi dell’organizzazione, per un totale di circa 19.000 euro.

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