Salento lu sule, lu mare, lo sgomento!

La vacanza nella terra bagnata dai due mari è ormai mera esperienza commerciale

di PAMELA PANCOSTA – Ogni estate la stessa cosa: prezzi alle stelle, piatti della tradizione contadina pagati a peso d’oro, posti al sole con lettino e ombrellone ormai sogni proibiti, aerei, treni e autobus stracolmi quando si trovano biglietti. 

Trascorrere le vacanze in Salento sembra cosa semplice, a torto, soprattutto da quando è diventato meta preferita da vip e star del TikTok. I nativi emigrati altrove che bramano riposo e tranquillità, immersioni sensoriali tra profumi, sapori e colori di casa si trovano spesso costretti a lottare per difendere il proprio angolo di meritata pace. 

Pure le sagre non sono più le stesse e dire che ce n’è per tutti: da quelle a tema enogastronomico, musicale o artistiche in genere. Si è persa l’essenza dell’evento, trasformato in mera occasione per spendere e spandere e non capire niente della cultura del posto. Più che sagre paiono McDonald’s in salsa di cima di rapa disseminati in ogni dove. 

La nostra, ahinoi, è la terra da sfruttare fino al midollo negli spazi e nelle cose, nella convivialità e nella spesa pro-capite. 

A peggiorare la situazione spuntano come funghi millantatori della conoscenza degli usi e costumi della terra bagnata dai due mari, manco fossero nati a Santa Maria di Leuca, spacciatori impavidi di frise sponzate nell’acqua di mare, orecchiette condite con sughi improbabili e caffè con latte di mandorla tristemente ribattezzato “alla leccese”.

Quanto erano belli i lunghissimi viaggi in macchina senz’aria condizionata negli anni Ottanta da Torino a Cellino San Marco con arrivo all’alba di domeniche dalle partenze intelligenti della notte prima! La Fiat Uno bianca a cinque porte carica di entusiasmo, papà alla guida, mamma copilota, io e mio fratello a prenderci a sberle e litigare o passare il tempo con il naso appiccicato al finestrino sperando di vedere presto il cartello stradale che annunciava l’arrivo in Puglia.

Sapevamo bene a cosa andavamo incontro e ogni volta era emozione pura. E c’erano le spiagge organizzate e i ristoranti di lusso, ma noi come la maggior parte dei turisti di ritorno o alla prima esperienza salentina, amavano “accontentarci” dei piatti preparati in casa, per noi dalla nonna Teodora che realizzava buffet talmente carichi di leccornie da far invidia al miglior ristorante stellato d’ogni epoca.

Tutt’al più, per ottimizzare il tempo, potevamo scendere a compromesso addentando qualche panino ben imbottito, optare per della fresca insalata di riso da consumare rigorosamente sulla sabbia, sotto l’ombrellone, ma solo uno. Un po’ meno carichi di quanto l’immaginario collettivo soleva far credere a tutto il resto d’Italia probabilmente, ma mai a digiuno.

Allora sì che si riusciva ancora ad assaporare il gusto del vero Salento. Si andava su e giù per il tacco d’Italia a scoprire qualcosa in più dell’anno prima a dispetto del caldo e della fatica negli spostamenti tra una costa e l’altra.

Tutto è cambiato tranne le infrastrutture che da queste parti mantengono il fascino e l’architettura del rurale, che meritano un enorme bollino rosso. Strade di complicata percorrenza, luoghi quasi impossibili da raggiungere con mezzi pubblici, parcheggi inesistenti, incustoditi, sotto al sole cocente al costo di soli tre euro l’ora. Follia.

Ci siamo trasformati in sfruttatori seriali di avventori nei localini a ridosso delle spiagge, ormai non più incontaminate, offrendo servizi inadeguati, cibo di scarsa qualità e facendo sempre meno leva sulla proverbiale accoglienza salentina. Il turista va spremuto a dovere, punto e basta. 

Mi piacerebbe ritrovare quell’atmosfera ovattata di quelle estati che al ricordo, rientrata in città, il magone attanagliava la gola, proprio come sta capitando mentre scrivo. Vorrei trovare più spesso il negozio da paesino dove comprare ogni cosa e fare due chiacchiere alla cassa, ascoltare i consigli di preparazione delle pietanze delle vicine sedute sul marciapiede appena fuori di casa, la gioia di incontrare gente nuova per condividere fatti ed esperienze. 

Non pretendo che tutto rimanga bloccato all’immagine romantica di trent’anni fa, sono favorevole all’evoluzione e al cambiamento, al miglioramento più di tutto, ma su ogni aspetto e con un’attenzione maggiore al vivere l’emozione di cui si parla tanto, ma che si finge di provare soltanto per raggiungere quello stato di conformità alla domanda di mercato che serpeggia intorno alle cose, oltre i muretti a secco delle strade a terra battuta.

Spiace dirlo, ma eviterei il Salento per passare qualche giorno di vacanza, almeno fin quando gente e governanti non saranno in grado di esaltare la bellezza di questo posto magico e commovente nella sua bellezza, offrendo soggiorni creativi, interessanti e onesti senza spillare quattrini vendendo aria fritta, seppur nell’olio buono.

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