Pulsano, maxi blitz dei Carabinieri con 4 arresti per estorsioni e metodo mafioso

Effettuata l’operazione “Argan” dei Carabinieri contro il Clan Venere, responsabile del controllo criminale sul litorale ionico. Eseguiti 4 arresti. 7 indagati per una lunga scia di reati aggravati dal metodo mafioso, tra cui estorsioni a imprenditori, incendi e intralcio alla giustizia

Una lunga scia di reati, tutti aggravati dal metodo mafioso, ha portato all’arresto di quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre sette. È il bilancio dell’operazione “Argan”, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo, che ha fatto luce sull’attività del clan “Venere” di Pulsano, ritenuto responsabile di un sistematico controllo criminale sul territorio e in particolare sul litorale ionico.

In carcere sono finiti Anselmo Venere, 54 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione, Nicola Casucci, 34 anni, Emidio Galeandro, 58 anni, e Gennaro Migliorini, 69 anni. Tutti sono accusati, a vario titolo, di far parte o di essere vicini a un sodalizio criminale dedito alle estorsioni e alle intimidazioni ai danni di imprenditori locali.

L’inchiesta ruota attorno alla figura di Anselmo Venere, personaggio già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a omicidio, droga ed estorsione. Secondo gli investigatori, anche durante la detenzione il 54enne avrebbe continuato a dirigere il clan. Dal carcere l’uomo avrebbe imposto il pagamento del pizzo a titolari di stabilimenti balneari, strutture ricettive ed esercizi commerciali della zona.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo agli ordini del maggiore Gennaro De Gabriele e del capitano Vito De Cesare. Coordinate dai pm Milto De Nozza della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e Francesca Colaci della Procura di Taranto. Dalle intercettazioni emerge un clima di forte assoggettamento psicologico delle vittime, alcune delle quali arrivavano a definire Venere «un uomo d’onore».

Indagini complesse

Il nome del boss compare già nell’inchiesta “No one”, che nel novembre 2023 lo aveva portato in cella per le minacce a un imprenditore di Pulsano. «Guardati alle spalle da oggi in avanti… devi morire», avrebbe detto Venere in una delle frasi intercettate. Proprio durante il processo per quella vicenda, l’inchiesta “Argan” avrebbe documentato un ulteriore tentativo di condizionamento della giustizia. L’imprenditore sarebbe stato costretto a rinunciare alla costituzione di parte civile, mentre due testimoni sarebbero stati intimiditi.

Uno di loro, in particolare, avrebbe chiesto direttamente a Venere di scrivergli cosa dichiarare in aula: «Tu mi devi scrivere quello che devo dire… poi io studio. Faccio tutto quello che vuoi tu». Non solo. Dalle indagini è emerso anche il ruolo di una donna, praticante in uno studio legale, che senza aver mai conseguito l’abilitazione forense si sarebbe spacciata per avvocato di fiducia di Venere.

In questo modo avrebbe avuto libero accesso al carcere, fungendo da tramite per i pizzini con cui il boss impartiva ordini e direttive al clan. Il controllo del territorio passava anche attraverso incendi e attentati, soprattutto ai danni dei lidi balneari. Secondo gli inquirenti, Venere e la moglie, considerata un vero pilastro del clan, dividevano gli imprenditori in due categorie: le “persone educate”, che pagavano senza protestare, e coloro che si ribellavano, destinatari di ritorsioni immediate con roghi e danneggiamenti.

Gli undici indagati rispondono complessivamente di estorsione e incendio pluriaggravati, intralcio alla giustizia, porto illegale di armi e munizioni, evasione continuata ed esercizio abusivo della professione, tutti reati aggravati dall’uso del metodo mafioso. Un’operazione che, secondo gli investigatori, rappresenta un duro colpo a una rete criminale radicata e ancora capace di condizionare l’economia e la vita sociale del territorio.

  • bonuspertutti

Ultime Notizie

NOTIZIE CORRELATE