Dopo le rivelazioni sugli abusi, appello alle istituzioni cittadine. Il Villaggio SOS: «Tolleranza zero e disponibilità al confronto»
Si apre a Ostuni un delicato dibattito pubblico e istituzionale legato alla figura di Hermann Gmeiner, fondatore dei Villaggi SOS, al quale è attualmente intitolata la nota Strada dei Colli.
Le denunce, emerse negli ultimi mesi anche attraverso prese di posizione ufficiali della fondazione SOS Children’s Villages, hanno avuto risonanza internazionale e hanno riacceso il confronto sul rapporto tra memoria pubblica e responsabilità storica.
A sollevare la questione è stato il professor Pierangelo Buongiorno, ex assessore alla Cultura del comune di Ostuni, che con una lettera indirizzata al sindaco e all’assessore competente ha chiesto formalmente la rimozione dell’intitolazione, alla luce delle recenti notizie su presunti abusi su minori risalenti al periodo tra gli anni ’50 e ’80, e il ritorno alla denominazione originaria della strada.
Buongiorno ha sollecitato un intervento chiaro e tempestivo da parte dell’amministrazione Pomes, un appello diretto, che punta a portare la questione all’attenzione del Consiglio comunale e dell’intera città.
«Non si tratta di ‘cancel culture’, ma di civiltà. E, soprattutto, di rispetto per il dolore delle vittime», scrive Buongiorno, sottolineando come il tema non possa essere ignorato né relegato a un piano secondario. Il professore richiama inoltre la necessità di affrontare apertamente quanto emerso, anche alla luce delle prese di posizione della fondazione internazionale SOS Children’s Villages.
Nel suo intervento, Buongiorno insiste su un punto preciso: la responsabilità delle istituzioni nel rappresentare la memoria pubblica. «Rimuovete quel nome e fatelo senza indugio. È un atto dovuto», è l’invito rivolto agli amministratori, accompagnato dalla richiesta di un gesto concreto che restituisca coerenza tra valori dichiarati e scelte simboliche.
L’appello assume così un valore che va oltre la semplice toponomastica, ponendo al centro il rapporto tra storia, etica e responsabilità collettiva, in un momento in cui le comunità sono chiamate a confrontarsi con pagine controverse del passato.
La posizione del Villaggio SOS: tra condanna e distinzione dei piani
Sul tema interviene con una presa di posizione articolata Sergio Montanaro, presidente del Villaggio SOS di Ostuni, chiamato in causa dopo l’appello del professor Pierangelo Buongiorno. La linea espressa è chiara e si muove su un doppio binario: da un lato la condanna netta di qualsiasi forma di abuso, dall’altro la volontà di non sovrapporre la figura storica del fondatore alla missione attuale dell’organizzazione.
«La posizione di Mimmo Parisi è la nostra. Anche noi riteniamo fondamentale separare la persona dal fondatore dall’idea e dalla missione dei Villaggi SOS», spiega Montanaro, richiamando quanto già affermato a livello internazionale.
Un passaggio che punta a preservare il valore e il lavoro costruito negli anni dai Villaggi SOS, anche nel contesto ostunese, dove la struttura rappresenta un punto di riferimento per l’accoglienza di minori in condizioni di fragilità. «La forza dei Villaggi SOS risiede nell’impegno quotidiano di operatori, educatori e volontari. Tutti i Villaggi hanno sempre perseguito i più alti standard di tutela dei minori», sottolinea.
Il presidente evidenzia inoltre come, nel tempo, siano stati adottati protocolli rigorosi e aggiornati per la protezione dell’infanzia, ribadendo il principio della «tolleranza zero verso qualsiasi comportamento di abuso».
Non manca, poi, il riferimento alle azioni già intraprese sul piano locale: «Abbiamo rimosso le foto di Gmeiner dalla struttura di Ostuni», un gesto simbolico che segna una presa di distanza concreta rispetto alla figura del fondatore.
Sul fronte della toponomastica, Montanaro chiarisce la posizione senza ambiguità: «Non abbiamo alcuna contrarietà alla rimozione. Ci eravamo già attivati con il sindaco, dando piena disponibilità a collaborare». Tuttavia, invita a considerare la complessità dell’iter: «La rimozione di un’intitolazione non è un atto immediato, ma una procedura articolata che coinvolge più livelli amministrativi e tiene conto anche dei residenti».
Una posizione, dunque, che apre al confronto ma richiama alla necessità di muoversi nel rispetto delle procedure, collocando la questione non solo su un piano simbolico, ma anche amministrativo.
Infine, Montanaro rilancia sul significato più ampio della vicenda: «Questa deve essere anche un’occasione per rafforzare il nostro impegno nella tutela dei minori», riportando il dibattito al cuore della missione educativa e sociale dell’organizzazione.
La questione, dunque, si sposta ora sul piano istituzionale, dove sarà necessario valutare non solo il significato simbolico della decisione, ma anche gli aspetti tecnici e amministrativi legati a un eventuale cambio di denominazione.
Il caso Gmeiner riporta al centro dell’attenzione un tema sempre più attuale: quello della memoria pubblica e della responsabilità delle istituzioni nel rappresentarla, in un equilibrio non semplice tra storia, valori e sensibilità contemporanea.
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