DALLA PARTE DELLA STREUSA – Pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta. All’Eurovision Song Contest il vero vincitore è Sal Da Vinci, che piaccia o no
di PAMELA PANCOSTA – Ci avviciniamo all’estate e puntuale come l’afa ad agosto torna il tormentone che farà canticchiare o disperare bagnanti e avventori di bar, ristoranti, spiagge, mercati e quant’altro. Nel nostro Paese poi, senza non possiamo proprio cominciare la stagione, e se Sanremo ha dato letteralmente il la, l’Eurovision Song Contest ha inflitto la mazzata finale regalandoci pure il secondo.
Più seria diventa la cosa se tra le canzonette consacrate figura quella che ha partecipato all’uno e all’altra manifestazione canora.
Che non me ne voglia il buon Sal Da Vinci, ma accussì anche no, dai.
Posto che possa piacere o meno, che il neomelodico abbia il suo (discutibile) perché, che pure i bimbi cantino felici e tutte le attenuanti possibili, le mie povere orecchie ne hanno ormai i timpani pieni.
Va riconosciuta una certa bravura nel sedurre ascoltatori d’ogni età, arrivare al quinto posto nell’ultima edizione viennese dell’ESC. Impresa non certo semplice circondato com’era da fior di giovanotti e giovanotte piene di energia, lustrini, luci psichedeliche e musiche conturbanti.
E un altro tormentone ha vinto, per carità, ma forte di un testo un tantinello più intenso del “per sempre sì” davinciano. Bangaranga è il titolo del pezzo della cantante bulgara Dara al primo posto della classifica finale, che inneggia alla bellezza della scoperta e celebrazione della propria forza interiore, incita ad usare il proprio istintivo coraggio, urla l’importanza del non conformarsi agli altri seguendo il proprio essere, «agire con amore, non con paura» come ha spiegato nelle numerose interviste del dopo vittoria.
Certo ha saputo ben cavalcare il momento sfruttando un argomento delicato e piuttosto sentito sopratutto tra i giovanissimi ai quali si rivolge, ma in fondo è questo che dovrebbe fare la musica, aiutare, confortare, sostenere.
In realtà il concetto di forza è ribadito anche dal nostro Sal, ma riferito alla capacità di superare i problemi di coppia in sostanza, che pure può essere riletto e rivisitato in chiave positiva, ma suona più che altro come una forzatura studiata a tavolino, più che una scelta di cuore.
Ecco, personalmente non avrei portato un pezzo simile nemmeno a Sanremo, figuriamoci all’Eurovision Song Contest.
Troppo cinica? Può essere.
Eppure funziona, i numeri danno ragione a Da Vinci. Il matrimonio coreografato che spopola su TikTok, la fede tempestata di diamanti ormai simbolo d’amore perpetuo dallo scintillio ben esibito a favor di camera ha conquistato futuri sposi e fidanzati dell’ultima ora, quello stile inequivocabile è valso la nomina ad ambasciatore per la candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio dell’umanità nell’evento unico all’Arena di Verona il prossimo 5 giugno.
Ha vinto lui, senza il minimo dubbio, in Italia, in Europa, in ogni dove.
Peccato solo ridurre ad una canzonetta l’immaginario comune della tradizione musicale partenopea, lo trovo un po’ mortificante. Parlo di un repertorio magnifico che annovera brani come “Anema e core”, “’O surdato ‘nnammurato”, “Malafemmena” che merita da sempre il riconoscimento UNESCO.
Avrei scelto altro in definitiva, pur non escludendo che avrei ascoltato “Per sempre sì” qualche volta, magari ripetendo sorniona il balletto viralissimo, in qualche occasione.
La musica è così, viaggia da sola e segue le sue regole non scritte e si insinua, accoglie, coinvolge, si lascia ospitare per un minuto o per sempre da tutti in qualche modo, anche e forse soprattutto dagli insolenti come me.








