Al Salone di Torino la Puglia mostra il volto maturo della sua editoria

Dal Lingotto emerge una filiera editoriale pugliese sempre più solida, riconoscibile e nazionale: editori, autori e librai trasformano Torino nella vetrina di una nuova maturità culturale del Sud

di PIERO MELI – Dentro il padiglione del Lingotto la Puglia possiede una temperatura diversa. Si avverte già attraversando lo stand della Regione Puglia, che quest’anno sceglie il mare e il blu come immagine dominante. Le pareti, i dettagli e la segnaletica sembrano portare dentro Torino una forma di respiro meridionale. Attorno si muovono quarantuno case editrici pugliesi e circa sessanta appuntamenti distribuiti nell’arco del Salone Internazionale del Libro 2026. La crescita del sistema editoriale regionale appare evidente. Nel 2023 gli editori presenti erano trentasei, nel 2024 trentanove. Oggi la presenza pugliese mostra una struttura più ampia, organizzata e sempre più riconoscibile nel panorama nazionale.

Dentro il Lingotto si percepisce soprattutto questo passaggio. L’editoria pugliese ha smesso di sentirsi periferia. Regione Puglia, Puglia Culture, APE e Teca del Mediterraneo hanno costruito negli anni una presenza coordinata e stabile. “Parole a sistema” rappresenta probabilmente uno dei passaggi più importanti dell’editoria regionale dell’ultimo decennio, trasformando tante realtà isolate in una presenza collettiva credibile e compatta.

Tra i volti istituzionali presenti a Torino anche Elisabetta Vaccarella, vicepresidente del Consiglio Regionale della Puglia, che sottolinea: “Siamo per l’inclusione, per la Puglia che non lascia indietro nulla”.

Accanto alla dimensione istituzionale emerge poi quella più emotiva e artigianale dell’editoria pugliese. Gli editori indipendenti arrivano a Torino con cataloghi costruiti attraverso relazioni, intuizioni editoriali e una forte identità culturale. Molte realtà mantengono un legame diretto con il territorio, con la fotografia, con la memoria urbana, con la poesia e con le narrazioni civili.

Grande emozione anche per Michela Santoro, organizzatrice del festival Armonia e libraia, che proprio a Torino ha ricevuto il primo premio nazionale “Straordinaria” dell’Associazione Librai Italiani per la libreria Idrusa di Alessano. “Ho il cuore che mi scoppia. La libreria più a sud della Puglia, in un piccolo comune, chi lo avrebbe mai immaginato. Voglio ringraziare tutti quelli che credono in noi”. In finale anche un’altra realtà pugliese molto amata, Le Vecchie Segherie Mastrototaro, rappresentata a Torino dalla direttrice Viviana Peloso.

Interessante anche il punto di vista di Antonio Stragapede, presente al Salone con il suo ultimo libro Progresso economico nel Mezzogiorno d’Italia pubblicato da Secop Edizioni. “In questo 2026 il Salone mi è sembrato ancora più partecipato rispetto agli altri anni. Le scolaresche mi hanno impressionato soprattutto per attenzione e qualità. Il fantasy resta il genere più richiesto dai giovani”.

Presente a Torino anche Luigi Del Vecchio, autore dei thriller ambientati a Ostuni: “Il Salone continua ad essere la più importante vetrina italiana dedicata ai libri. Per me rappresenta un privilegio enorme poter raccontare Ostuni attraverso i miei thriller e incontrare un pubblico così ampio”.

Tra gli autori pugliesi presenti al Salone anche Cinzia Cognetti, che a Torino porta il suo ultimo romanzo Note a margine del mio dolore, pubblicato da HarperCollins Italia e accompagnato dalla fascetta firmata dal Premio Strega Mario Desiati. Nell’ultimo mese il libro ha attraversato librerie, biblioteche e spazi culturali in diverse città, costruendo incontro dopo incontro un legame sempre più intenso con i lettori. “Torino continua a rappresentare un luogo speciale perché qui le storie incontrano davvero i lettori, dentro un dialogo continuo fatto di emozioni, confronti e riconoscimenti reciproci”.

Camminando dentro lo stand Regione Puglia si percepisce soprattutto questo movimento. Una crescita concreta costruita nel tempo, fatta di editori, autori e librai che lavorano attorno ai libri con una forma quasi fisica di dedizione. Torino restituisce oggi un’immagine precisa: la Puglia dei libri ha smesso di chiedere attenzione. Ha iniziato a prendersela.

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