Canadair in azione dall’alba, danni incalcolabili a flora e fauna. Fumo nero visibile per chilometri, evacuate spiagge e villaggi. La politica attacca: «Un disastro annunciato, la Regione convochi subito un tavolo». Indagini in corso, ipotesi dolosa sempre più concreta
Un disastro ambientale di proporzioni enormi ha colpito in queste ore l’Oasi Lago Salso, nei pressi della riviera sud di Manfredonia, in provincia di Foggia. Le fiamme, alimentate dal vento e dal caldo torrido, hanno devastato l’area protetta a partire dal pomeriggio del 17 luglio. Dalle 7 di questa mattina sono ripresi i lanci dei Canadair per tentare di domare gli ultimi focolai, mentre sul posto proseguono le operazioni coordinate da vigili del fuoco, protezione civile e forze dell’ordine.
L’incendio, partito da un canneto e rapidamente propagatosi, ha generato una colonna di fumo nero visibile anche dalla provincia BAT e dal Gargano. La strada provinciale 141 è stata chiusa per sicurezza e alcune spiagge evacuate. Grazie al lavoro incessante dei soccorritori, sono stati messi in sicurezza villaggi turistici e strutture sensibili, evitando il peggio.
«In qualche momento abbiamo temuto davvero il peggio, ma la sinergia tra vigili del fuoco, protezione civile e forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse», ha dichiarato il sindaco Domenico La Marca. «Resta il danno ambientale enorme: flora e fauna distrutti».
La gravità dell’incendio ha riacceso lo scontro politico. «Questo è un disastro annunciato, frutto dell’inadeguatezza della Regione nella gestione delle aree protette», attacca Joseph Splendido (Lega), che preannuncia un’interrogazione urgente in Consiglio regionale per chiarire responsabilità e ritardi.
Sulla stessa linea Napoleone Cera (Forza Italia): «Le fiamme hanno colpito uno dei gioielli del nostro patrimonio ambientale, mettendo in ginocchio il turismo in piena stagione balneare. Serve una revisione immediata delle strategie di prevenzione incendi».
Per Rosa Barone (M5S): «Non possiamo lasciare solo il Comune di Manfredonia. La Regione convochi un tavolo con tutti gli enti interessati e investa in prevenzione, droni e videosorveglianza».
Durissimo il commento di Paolo Campo (PD): «Un attentato al nostro ecosistema, un atto terroristico contro il territorio. Serve una risposta ferma dello Stato e delle istituzioni».
Le Guardie ambientali denunciano un’aria «irrespirabile», mentre il WWF Foggia parla di «strage di animali e habitat cancellato sotto gli occhi di chi doveva vigilare e non lo ha fatto dal 2019».
Le indagini sono in corso. L’ipotesi dolosa appare sempre più concreta. Nel frattempo, il fumo continua ad avvolgere Manfredonia, lasciando la comunità attonita e arrabbiata davanti a una ferita che rischia di segnare a lungo il futuro del territorio.








