Donna muore a Foggia, parenti aggrediscono il personale del 118

Ambulanze senza medico, soccorritori presi a calci e colpiti con oggetti lanciati dai balconi: per i sanitari dieci giorni di prognosi. Il consigliere regionale Napoleone Cera: «È una persecuzione quotidiana contro chi salva vite, serve coraggio politico e non silenzi»

Ancora un’aggressione ai danni del personale del 118 a Foggia. Questa volta l’episodio si è verificato nella serata di venerdì durante un intervento di emergenza per una donna colta da malore, purtroppo deceduta nonostante i tentativi disperati di rianimazione.

Sul posto sono giunte due ambulanze — una anche da Cerignola — entrambe senza medico a bordo, circostanza che avrebbe scatenato la rabbia dei familiari, degenerata in un’aggressione violenta ai danni dei soccorritori.

Secondo la ricostruzione, gli operatori avrebbero praticato massaggio cardiaco per quasi un’ora, seguiti telefonicamente da un medico della centrale operativa, in attesa dell’arrivo di un’unità con personale medico. Ma al momento dell’accertamento del decesso, la tensione è esplosa: calci, pugni e persino vasi lanciati dai balconi contro le ambulanze e gli operatori.

Uno dei mezzi è rimasto fuori uso per i danni riportati, mentre i sei sanitari coinvolti — tra infermieri e soccorritori — hanno ricevuto una prognosi di dieci giorni per stress emotivo e traumi. Sul posto è intervenuta la Polizia.

L’episodio ha suscitato indignazione e allarme nel mondo sanitario.
Durissima la reazione del consigliere regionale Napoleone Cera, che parla di “emergenza sicurezza” per il personale del 118 e denuncia una situazione ormai insostenibile.

«Mi stringo con sincera solidarietà ai lavoratori coinvolti, vittime di una rabbia che non dovrebbe mai ricadere su chi ogni giorno rischia in prima linea. Ma non possiamo più far finta di nulla», ha dichiarato Cera.

Il consigliere ha ricordato come in provincia di Foggia le ambulanze partano sempre più spesso senza medico e talvolta persino senza infermiere, lasciando ai soli soccorritori il compito di gestire emergenze vitali.

«Ma curarlo? Stabilizzarlo? Fare la differenza tra la vita e la morte? Non possono», ha aggiunto, denunciando la mancanza di personale, mezzi vecchi, assenza di tutele e turni massacranti.

«È assurdo che chi salva vite debba temere per la propria. E assurdo che sulla stessa ambulanza ci siano lavoratori di serie A, con indennità di rischio, e di serie B, senza», ha tuonato Cera.

Poi l’attacco diretto alla Asl di Foggia e alla Sanitaservice, la società in house che gestisce il personale del 118.

«Nessuna nota ufficiale, nessuna solidarietà pubblica, nessuna presa di posizione. Un silenzio assordante, dettato dalla paura di macchiare la campagna elettorale di chi governa la sanità da vent’anni», ha affermato.

Il consigliere conclude con un appello accorato: «La carenza di personale è cronica, i pronto soccorso al collasso. Serve una sanità che funzioni davvero, che protegga chi lavora e rispetti chi soffre. Perché la vita e la sicurezza di chi salva gli altri non possono essere una questione di fortuna».

Un nuovo episodio di violenza, dunque, che riaccende i riflettori su una sanità in affanno e su operatori troppo spesso lasciati soli, in prima linea tra emergenze, rischi e paura.

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