Truffe anziani, la Guardia di Finanza smantella una banda da 2,5 milioni

Maxi operazione della Guardia di Finanza contro un’organizzazione criminale dedita a estorsioni e raggiri porta a porta. Il sodalizio, che ha colpito oltre 1.200 vittime in tutta Italia, costringeva donne anziane ad acquisti gonfiati di prodotti per la casa con minacce e pressioni psicologiche

Un’organizzazione criminale strutturata, radicata nel territorio padovano ma operativa in gran parte d’Italia, è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Padova. L’intervento è avvenuto al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. Il sodalizio è accusato di aver messo in atto una lunga serie di estorsioni e truffe ai danni di donne anziane. I profitti illeciti sono stimati in almeno 2,5 milioni di euro e sono oltre 1.200 le vittime accertate.

Dall’alba di oggi, più di 70 militari delle Fiamme Gialle sono impegnati nell’esecuzione di cinque misure cautelari personali. In particolare, una custodia cautelare in carcere per il presunto capo dell’organizzazione, due arresti domiciliari con braccialetto elettronico per i collaboratori più stretti e due obblighi di dimora con prescrizioni per altri indagati. Contestualmente è stato disposto un sequestro preventivo dei profitti ritenuti illeciti, oltre a perquisizioni e acquisizioni documentali in diverse regioni.

Le azioni della banda

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Gruppo di Padova, l’associazione a delinquere operava principalmente attraverso il sistema delle vendite “porta a porta”. Gli indagati, grazie a elenchi di nominativi acquistati e scambiati con altre società del settore, individuavano abitazioni di anziani soli, pensionati e casalinghe. Riuscivano poi con abilità persuasiva a entrare nelle case delle vittime.

Una volta all’interno, i venditori sostenevano che le donne fossero vincolate da presunti contratti sottoscritti anni prima e quindi obbligate ad acquistare nuovi prodotti per la casa. Tutti presentati come di alta qualità ma in realtà di scarso valore. I prezzi, però, oscillavano tra i 5.000 e i 7.000 euro, spesso finanziati tramite credito al consumo.

In alcuni casi, le persone più vulnerabili ricevevano più visite nel corso degli anni, con la rimodulazione dei finanziamenti e un progressivo aumento delle rate e della durata del debito. Emblematico il caso di una donna del padovano che, in tre anni, sarebbe stata costretta ad acquistare beni per 22.000 euro, oltre a 3.000 euro di interessi, con un finanziamento prolungato fino al 2030.

Quando le anziane tentavano di opporsi, gli indagati ricorrevano a pressioni e minacce di azioni legali, arrivando a simulare telefonate con finti responsabili aziendali. È in questo contesto che si configurano, per gli inquirenti, le ipotesi di estorsione.

L’inizio delle indagini

Le indagini sono partite da un ordinario controllo economico del territorio. I finanzieri avevano notato uno stile di vita particolarmente lussuoso da parte di alcuni soggetti, tra locali esclusivi, auto di grossa cilindrata e spese incompatibili con i redditi dichiarati. Da qui, sono emerse le anomalie nella gestione di una società attiva nel settore delle vendite a domicilio, con una clientela composta esclusivamente da donne ultrasessantenni.

I profitti illeciti, derivanti da ricarichi sui prodotti fino all’800% e dalle provvigioni riconosciute dalle finanziarie, avrebbero consentito ai principali indagati di mantenere uno stile di vita sfarzoso.

Le vittime risultano distribuite in numerose province italiane, dal Nord al Centro, a conferma della dimensione nazionale del fenomeno. Proseguono intanto i sequestri di immobili, conti correnti, denaro contante, beni di lusso e cassette di sicurezza.

La Guardia di Finanza sottolinea come l’operazione rappresenti un importante intervento a tutela delle fasce più deboli della popolazione e di contrasto ai reati di truffa, estorsione e riciclaggio. Resta fermo, come precisato dagli inquirenti, che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che tutti gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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