Durante l’arringa difensiva nel processo in cui l’ex consigliere regionale barese rischia una condanna a dieci anni, l’avvocato Gaetano Castellaneta ha denunciato la presunta mancanza di approfondimenti su quello che ha definito il “mondo di mezzo” della politica locale
Un sistema opaco, fatto di accordi politici trasversali e voti comprati, che secondo la difesa di Giacomo Olivieri sarebbe rimasto in larga parte nell’ombra. Durante l’arringa difensiva nel processo in cui l’ex consigliere regionale barese rischia una condanna a dieci anni, l’avvocato Gaetano Castellaneta ha denunciato la presunta mancanza di approfondimenti su quello che ha definito il “mondo di mezzo” della politica locale.
«L’indagine Codice Interno aveva acquisito elementi che avrebbero dovuto orientare l’attenzione su una zona grigia fatta di malaffare che incide sulle scelte politiche e amministrative, pur senza utilizzare metodi mafiosi», ha affermato Castellaneta, facendo esplicito riferimento a dinamiche simili a quelle emerse nell’inchiesta Mafia Capitale.
L’inchiesta barese ha portato Olivieri in carcere nel febbraio 2024. Al centro del procedimento vi è il presunto acquisto di voti per favorire la candidatura della moglie, Mari Lorusso, poi eletta consigliera comunale a Bari nel 2019 e successivamente passata al centrosinistra. L’ex politico, 63 anni, ha ammesso l’acquisto di preferenze, ma ha negato ogni coinvolgimento con i clan mafiosi, accusa mossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Tuttavia, secondo la difesa, l’attenzione della magistratura si sarebbe concentrata esclusivamente su Olivieri, tralasciando il contesto politico più ampio. «Ci meravigliamo davvero che a Bari non ci sia un mondo di mezzo? Abbiamo occhi chiusi e orecchie tappate?», ha chiesto provocatoriamente Castellaneta in aula.
Nel suo interrogatorio del 12 febbraio, Olivieri aveva descritto un presunto “progetto politico” costruito — a suo dire — per inquinare le primarie del centrodestra a Bari nel 2019. Secondo la sua versione, l’accordo sarebbe stato favorito dall’allora governatore Michele Emiliano, con l’obiettivo di sostenere la candidatura di Pasquale Di Rella, ritenuto meno competitivo rispetto a Fabio Romito, candidato sostenuto dalla Lega. Di Rella, ex presidente del Consiglio comunale, dopo la sconfitta contro Antonio Decaro rientrò nei ranghi del centrosinistra.
A rafforzare il sospetto di una strategia politica pianificata, per Castellaneta, vi sarebbe anche il silenzio seguito alle rivelazioni del suo assistito. «C’è stato un botta e risposta tra partiti, poi il nulla. Nessuno si chiede se Olivieri fosse il regista o solo un esecutore».
Nel mirino della difesa anche il ruolo dell’imprenditore Nicola Canonico, ex vicepresidente dell’Acquedotto Pugliese e candidato alle elezioni 2019. Le strade tra i due si sarebbero divise, ma anche Canonico è finito sotto inchiesta: nel 2022 è stato posto ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere e compravendita di voti per la candidatura di Francesca Ferri, eletta nello stesso Consiglio comunale insieme a Mari Lorusso.
«Il vero mondo di mezzo – ha concluso Castellaneta – è quello che garantisce l’accesso alla macchina amministrativa in cambio di voti. E su questo fronte, l’indagine ha lasciato troppe zone d’ombra».








