L’assessore regionale chiarisce sulla gestione dell’assistenza domiciliare integrata affidata alla cooperativa San Bernardo: «Il contratto scade il 30 novembre, bisogna scegliere subito. Se la ASL spende meno e lavora meglio, si proceda alla gestione pubblica con il transito del personale sanitario»
Nessuna proroga e nessuna gara ponte per la gestione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) della ASL di Brindisi, oggi affidata alla cooperativa San Bernardo. Lo afferma con chiarezza l’assessore e consigliere regionale Fabiano Amati, intervenendo con una nota ufficiale sulla vicenda che riguarda centinaia di operatori e pazienti assistiti in tutta la provincia.
«Sull’assistenza domiciliare integrata (ADI) della ASL di Brindisi, gestita dalla cooperativa San Bernardo, non sono possibili proroghe, nemmeno brevissime, né gare ponte: sono vietate dalla legge», dichiara Amati.
Il contratto in essere scadrà il 30 novembre prossimo e, secondo l’assessore, è necessario decidere in tempi rapidi tra due sole opzioni: l’internalizzazione del servizio da parte della ASL o la pubblicazione di una nuova gara. Tuttavia, dai primi riscontri, sembra emergere una terza via più conveniente per l’ente pubblico.
«Se, come pare dai primi riscontri, la gestione diretta da parte della ASL costa meno e garantisce maggiore efficienza, la soluzione della gestione pubblica si può realizzare in pochi giorni – prosegue Amati – anche perché la ASL di Brindisi è in associazione in partecipazione con la cooperativa San Bernardo. E questo non è un dettaglio di poco conto».
L’assessore spiega che sarà necessario verificare nel dettaglio i costi, le modalità di pagamento dei compensi e la composizione dell’organico: «Bisognerà fare bene tutti i conti, valutare le modalità di pagamento e limitare il personale amministrativo alle pochissime unità previste, evitando assunzioni in eccesso».
Amati sottolinea inoltre come la vicenda presenti criticità e anomalie che meritano approfondimenti: «Dalle prime verifiche emerge una ‘sperimentazione’ che dura da quasi dieci anni, con utili che – secondo notizie di stampa – sarebbero stati ripartiti all’80% alla cooperativa e al 20% alla ASL. E già solo la parola “utili”, riferita a una cooperativa e a una ASL, suona stonata».
Altro elemento di rilievo è la soppressione dell’unità operativa dell’assistenza domiciliare nell’atto di organizzazione della ASL, attualmente all’esame della Regione: un aspetto che, secondo Amati, richiede un’attenta revisione.
«Nel caso in cui i conti dovessero tornare, la scelta non potrà che essere la gestione diretta, portando nell’organico della ASL tutto il personale sanitario attualmente in servizio, con le modalità previste dalla legge», aggiunge.
Infine, l’assessore ricorda che la Regione ha già seguito percorsi simili in altri territori: «Più o meno come abbiamo già fatto per il centro di riabilitazione di Ceglie Messapica e per la RSA di Ostuni».
Con questa presa di posizione, Amati traccia una linea netta: niente proroghe, niente soluzioni temporanee, ma una decisione strutturale e definitiva che punti a rafforzare la gestione pubblica della sanità territoriale brindisina.








