Pesca illegale di datteri di mare, devastato il fondale tra Molfetta e Barletta: 35 arresti e 57 indagati

Maxi operazione della Guardia Costiera coordinata dalla Procura di Trani. Scoperta un’organizzazione criminale che danneggiava le scogliere con martelli e strumenti da scavo per estrarre i datteri, rivenduti fino a 100 euro al chilo. «Un’attività devastante per il mare, diventata prassi», ha dichiarato il procuratore Nitti

Un disastro ambientale di proporzioni enormi, causato da una filiera criminale che, per anni, ha saccheggiato i fondali tra Giovinazzo e Barletta alla ricerca dei datteri di mare, specie la cui pesca è vietata in Italia da oltre venticinque anni. L’operazione, condotta dalla Capitaneria di Porto di Molfetta e coordinata dalla Procura di Trani, ha portato all’arresto di 35 persone — di cui 25 in carcere e 10 ai domiciliari — e all’iscrizione di 57 indagati complessivi, tra cui tre enti, per reati che vanno dall’associazione a delinquere al disastro ambientale, dal danneggiamento di beni paesaggistici all’inquinamento marino.

Secondo gli inquirenti, i responsabili agivano in modo organizzato e sistematico, devastando tratti di costa e fondali con martelli e strumenti da perforazione per estrarre i datteri, poi venduti illegalmente a pescherie, ristoranti e privati a prezzi che superavano i 100 euro al chilo. «Tutti erano consapevoli della gravità e dell’illegalità della loro condotta», ha spiegato il sostituto procuratore Francesco Tosto, coordinatore delle indagini.

Le indagini, durate oltre due anni, sono partite da un sequestro di prodotto ittico e hanno permesso di ricostruire la rete di rapporti tra pescatori abusivi, intermediari e acquirenti grazie a intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti. «Senza le intercettazioni non avremmo potuto ricostruire la rete e i ruoli dei singoli», ha sottolineato l’ammiraglio Donato De Carolis, comandante della Direzione Marittima di Bari.

L’inchiesta ha evidenziato l’esistenza di tre gruppi criminali che collaboravano tra loro, condividendo mezzi e zone di pesca per non sovrapporsi. «C’era il dattarolo che si immergeva con bombola e martello, chi curava la mediazione con pescherie e ristoranti, e chi gestiva la vendita. Una filiera ben strutturata», ha dichiarato il procuratore capo di Trani, Renato Nitti, che ha parlato di un fenomeno «diventato prassi, frutto di un problema culturale legato al consumo del dattero di mare».

Il bilancio finale dell’operazione è imponente: 10 sequestri tra barche, depositi, pescherie e immobili, 250 militari impiegati, 100 veicoli, 4 unità navali e un elicottero.
«Una vendita da oltre mezzo milione di euro – ha aggiunto il comandante della Capitaneria di Molfetta, Raffaello Muscariello con un danno inestimabile per l’ambiente».

La pesca dei datteri di mare, vietata dal 1998, provoca la distruzione irreversibile delle scogliere e la desertificazione dei fondali. «I tratti di costa a nord di Bari – hanno spiegato gli investigatori – richiederanno anni per tornare al loro stato naturale».

«Pensare che le intercettazioni siano uno strumento superato è scollegato dalla realtà», ha concluso Nitti, rimarcando come questa indagine rappresenti «un passo fondamentale per la tutela dell’ecosistema marino e della legalità nel nostro Paese».

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