«E così, in questa vicenda, finiscono nel tritacarne delle ideologie e del cartello dei sindacati i 190 lavoratori che hanno percepito solo tre delle 14 mensilità arretrate spettanti, senza contare che si va incontro a uno stop delle attività del Teatro Petruzzelli già a partire da dicembre» dice Scatigna
«La vicenda dei fondi stanziati per il rinnovo contrattuale del personale del Teatro Petruzzelli di Bari dal Governo Meloni grazie all’impegno del sen. Filippo Melchiorre, letteralmente stoppati dai sindacati, dimostra ancora una volta che, nel nostro Paese, la cultura sia appannaggio di certa parte politica che, quando è la destra a governare e ad amministrare, grida alla lesa maestà in nome di una egemonia e presunta superiorità morale e culturale che non esiste».
Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Tommaso Scatigna, che aggiunge: «E così, in questa vicenda, finiscono nel tritacarne delle ideologie e del cartello dei sindacati i 190 lavoratori che hanno percepito solo tre delle 14 mensilità arretrate spettanti, senza contare che si va incontro a uno stop delle attività del Teatro Petruzzelli già a partire da dicembre.
Il decreto legge 89 del 29 giugno scorso ha disposto in favore della fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari un contributo di 750mila euro. Soldi che devono andare ai lavoratori e che non possono restare incagliati per via di un accordo sottoscritto lo scorso 13 novembre tra i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fiasl e A.n.fo.l.s. in cui si prevede che ai dipendenti venga applicato soltanto l’adeguamento contrattuale per gli ultimi tre mesi del 2024.
Esprimendo la mia solidarietà e il mio sostegno ai lavoratori del Petruzzelli, plaudo al lavoro sinora svolto dal vicepresidente della Commissione Finanze del Senato, Filippo Melchiorre e auspico che si arrivi rapidamente a una soluzione di autentica giustizia sociale. Che non è un vessillo che può sbandierare soltanto chi non è di centrodestra, salvo poi abbassarlo quando è proprio il centrodestra a operare per garantire i diritti dei lavoratori – conclude Scatigna».








