La ricerca tra libertà e sicurezza: il modello italiano per la tutela dell’integrità scientifica

Conferenza Nazionale al Politecnico di Bari e focus G7 su Scienza e Tecnologia

La ricerca è un valore assoluto, un ponte che unisce civiltà e un esercizio di libertà sancito dalla Costituzione italiana (art. 33). Tuttavia, nel contesto globale attuale, segnato da tensioni geopolitiche e competizione economica, emerge con forza la necessità di bilanciare l’apertura della ricerca con misure di sicurezza efficaci.

A questa sfida si è dedicata la Conferenza Nazionale sulla Sicurezza e Integrità della Ricerca, svoltasi il 4 dicembre al Politecnico di Bari, seguita dal quarto side event del G7 Scienza e Tecnologia. Organizzati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) con il supporto del Poliba e di importanti istituzioni come CRUI, CoPER, ANVUR e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, gli eventi hanno tracciato le basi per un modello italiano di sicurezza della ricerca.

Un modello italiano per la sicurezza

Coordinato dal Rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino, il gruppo di lavoro ministeriale ha presentato le linee guida e le strategie sviluppate per mitigare i rischi legati a interferenze esterne e appropriazioni indebite dei risultati della ricerca.

Tra le misure principali vi è la creazione di un portale dedicato (www.sicurezzaricerca.mur.gov.it), ideato in collaborazione con Cineca, che fungerà da “cassetta degli attrezzi” per università ed enti di ricerca. Questo strumento consentirà di valutare il livello di rischio dei progetti scientifici in base a tre parametri:

1. La natura della ricerca, con focus su 10 settori critici individuati dall’UE.

2. La provenienza di eventuali fondi esterni.

3. Le partnership con enti pubblici o privati.

“Nel primo semestre del 2025 – ha spiegato Cupertino – avvieremo la sperimentazione delle nuove procedure su un gruppo selezionato di università ed enti di ricerca, per poi estendere il sistema a livello nazionale entro il 2026”.

Una sicurezza necessaria per la libertà della ricerca

La conferenza ha evidenziato come l’assenza di sistemi strutturati di protezione renda vulnerabili i risultati della ricerca italiana. Gli scenari globali, caratterizzati da crisi geopolitiche e competizione economica, aumentano i rischi di appropriazioni illecite e uso distorto delle scoperte scientifiche.

“La ricerca deve rimanere libera e trasparente, ma occorre dotarsi di strumenti adeguati per proteggerne il valore”, ha sottolineato la Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, intervenuta in collegamento video per esprimere il suo sostegno al progetto.

Entro il 2026, l’Italia sarà dotata di un sistema nazionale per la sicurezza della ricerca, con l’obiettivo di garantire la protezione del patrimonio scientifico e la continuità delle collaborazioni internazionali. Un passo fondamentale per consolidare il ruolo dell’Italia come protagonista nel panorama della ricerca globale, senza rinunciare ai valori di libertà e trasparenza che ne sono il fondamento.

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