In uscita il nuovo singolo “Ad un passo dalla mia follia” vuole dare voce a chi è stato dimenticato, evocando riscatto e rinascita. Partecipazione a numerosi festival e concorsi musicali.
Abbiamo incontrato ai nostri microfoni la poliedrica artista Laura Mà che recentemente ha pubblicato il nuovo singolo “AD UN PASSO DALLA MIA FOLLIA” che racconta le vite invisibili dei senzatetto, con un viaggio esplorativo della fragilità e della dignità di chi vive ai margini della società. La canzone restituisce volti e storie che spesso non vengono guardati, senza pietismo, ma con verità e forza emotiva. Il brano accompagna il testo con una musica che fa ballare, ma senza nasconderne la verità e l’autenticità.
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Ciao Laura, benvenuta sulla testata ‘In Puglia 24’. Attraverso le tue parole dirette e taglienti dai voce a chi è stato dimenticato, evocando riscatto e rinascita con il tuo nuovo singolo “Ad un passo dalla mia follia”?
Non ho mai vissuto la musica come qualcosa di decorativo o di superficiale. Scrivo quando
qualcosa mi attraversa e non posso far finta di niente. “Ad un passo dalla mia follia” nasce
proprio da questo: dall’impossibilità di voltarmi dall’altra parte davanti a chi viene ignorato
ogni giorno. Viviamo in un mondo che corre veloce e che spesso sceglie la superficialità perché è più comoda: meno senti, meno ti metti in discussione. Io non riesco a funzionare così. Le parole sono dirette perché la realtà non è morbida, e chi vive ai margini non ha filtri né protezioni.
La lezione che sento di trasmettere è semplice ma scomoda: finché rendiamo invisibili gli
altri, perdiamo una parte della nostra umanità. Il riscatto e la rinascita iniziano dal
riconoscimento, non dall’apparenza.
Questo brano nasce dal richiamo universale della solitudine. Cosa occorrerebbe oggi per dare speranza, energia e riscatto?
La solitudine oggi assume mille forme. Non è solo stare soli, ma sentirsi non visti, non
ascoltati. Da psicologa so che il dolore più grande non è la mancanza, ma l’indifferenza. Per dare speranza servirebbe meno costruzione e più verità. Siamo pieni di parole, immagini e ruoli, ma poveri di presenza reale. La lezione è questa: parlare con le persone è il primo passo per rompere le distanze. Fermarsi, ascoltare senza giudicare, riconoscere l’altro come essere umano e non come problema. Il riscatto nasce da un incontro autentico, anche piccolo, ma vero.
È vero che dietro Laura Mà c’è solo Laura Mà? Come riesci a bilanciare i diversi ruoli creativi?
Sì, dietro Laura Mà ci sono solo io. Non sono una roccia, ma ho valori. Non sono costruita,
sono coerente. Scrivo, produco, interpreto e curo ogni fase perché ho bisogno che ciò che porto fuori sia allineato a ciò che sono dentro. Bilanciare questi ruoli non è sempre semplice, ma ho imparato una cosa fondamentale: ascoltarmi. La mia formazione psicologica mi ha insegnato che il controllo totale è un’illusione, ma l’autenticità no. La lezione che sento di condividere è questa: non serve rincorrere modelli o maschere.
Quando smetti di imitare, trovi il tuo equilibrio e la tua voce.
“E Correrò”, la tua prima canzone, dedicata ai ragazzi della Casa dello Studente dell’Aquila per un vero e proprio messaggio di memoria?
“E Correrò” è la mia radice. È nata da un dolore collettivo che mi ha attraversata
profondamente, perché quelle vite spezzate erano sogni, futuro, possibilità. Non potevo restare in silenzio. In un mondo che dimentica in fretta, la memoria è una forma di responsabilità. Ricordare non significa restare fermi nel dolore, ma camminare con più consapevolezza. La lezione è questa: continuare a correre anche per chi non può più farlo. Perché l’umanità non si misura dal successo, ma da ciò che scegliamo di non dimenticare.
Grazie mille per questa bellissima chiacchierata Laura. Ti auguriamo un meritatissimo successo che si possa sempre più elevare in alto!








