All’alba del 2026 Gravina resta esclusa dai collegamenti diretti con l’aeroporto di Bari Palese: la navetta si ferma ad Altamura e prosegue verso Matera, lasciando senza servizio una città di 45mila abitanti e una destinazione turistica in crescita
di ANNALISA COLAVITO – Com’è possibile che all’alba del 2026 non si possa arrivare a Gravina in Puglia con la navetta bus, predisposta dall’aeroporto di Bari Palese? Il mezzo, gestito da Cotrab/Sita Sud, ferma ad Altamura su via Santeramo, nei pressi della Chiesa della Trasfigurazione, fermata poco conosciuta e da poco introdotta in sostituzione della tappa di via Matera, per poi procedere verso Matera senza attraversare Gravina. Ciò significa che la navetta, raggiunge la città dei Sassi, dopo Altamura, e lascia a piedi una città di circa 45mila abitanti situata soltanto a 10 km dopo. Conviene? A chi? Se ne fa certamente una questione di costi e ricavi, probabilmente da Gravina si spostano poche persone, dimenticando che aggiungendo un servizio più persone potrebbero fruirne, vista la velocità e la convenienza degli spostamenti in aereo.
Così il disservizio costa ad ogni passeggero la richiesta, ad un familiare, un parente o un amico, di farsi accompagnare da Altamura, o di evitare di spostarsi con l’aereo e cambiare mezzo di trasporto.
La fermata da Palese a Gravina di fatto non è mai esistita, fin da quando è stata messa a disposizione la navetta dall’aeroporto. Pertanto non si tratta di un disservizio temporaneo, ma di una prassi consolidata. Pur tuttavia, si ha la sensazione che la città di Papa Benedetto XIII sia tenuta fuori dai giochi: è soltanto una percezione sbagliata?
La città del Ponte Acquedotto, da poco menzionata tra i borghi più belli d’Italia pur non essendo un borgo, ma un centro urbano di medie dimensioni, vicino alla ben più conosciuta Matera, è ormai una delle attrattive turistiche di rilievo della zona, per storia, cultura e tradizioni, per questo non può più accettare una simile disparità. Gravina fa da sempre, e per qualche motivo ignoto, la parte della Cenerentola immeritatamente, nonostante sia riuscita a conquistarsi una sua visibilità. Oggi, con la crescita dei turisti il disservizio pesa, oltre che sui cittadini, anche su chi la sceglie per le vacanze.
L’invito a servirla meglio è una richiesta di inclusione, nessuno può e deve rimanere indietro. Come possiamo dirci emancipati e sempre più al centro dell’economia se mancano i servizi principali? Perché rinunciare ai trasporti comodi e veloci? Si tratta di una riflessione dovuta che i più pensano e tacciono, ma che di fatto renderebbe il servizio più completo ed evoluto rispetto al passato. Dopotutto ognuno è il metro di misura di se stesso, per dirsi migliorato rispetto a ieri è costretto a guardarsi dentro senza competere con gli altri: vale per le città e per le persone. Caro Babbo Natale, tu puoi!








