Giorgio Mendella, l’uomo che credeva ancora nella televisione come visione

Dalla stagione di Rete Mia alla nascita di 6 Mia TV, fino al cortometraggio “La Visione” girato a Consonno: il ricordo di Emanuele Carlo Ostuni restituisce il profilo di un protagonista della tv privata italiana capace di guardare sempre avanti, anche negli ultimi anni della sua attività creativa

di EMANUELE CARLO OSTUNI – Giorgio Mendella nato a Monza il 2 Marzo del 1953 e morto a Sanremo Venerdì 20 Febbraio è stato una figura che ha attraversato stagioni importanti della televisione italiana, legando il proprio nome a esperienze come RETE MIA nata nel 1988 per sua iniziativa, in seguito all’acquisto di Elefante Tv, e che raggiunse la sua massima espansione a seguito della legge Mammì del 6 Agosto 1990.

Il nostro INCONTRO non appartiene all’epoca pionieristica delle prime televisioni private, ma è avvenuto in un tempo diverso, più maturo, forse più consapevole e proprio in quella stagione è nata una collaborazione intensa, legata alla creazione di 6 Mia TV.

Insieme a Marco Mecozzi, Giovanni Passoni, Federico Montericcio e ad altri compagni di viaggio, abbiamo lavorato a un progetto che non voleva essere semplicemente un canale, ma un’idea nuova di televisione. Non nostalgia del passato, ma evoluzione, non ripetizione di modelli già visti, ma ricerca di un linguaggio differente.

Giorgio, in quella fase della sua vita, portava con sé esperienza, memoria storica e una visione ancora sorprendentemente VIVA; non era ancorato al passato, era interessato al futuro. 

Credeva ancora nella possibilità di reinventare il mezzo televisivo, di farlo dialogare con l’arte, il cinema, il territorio. Il simbolo di quella ricerca fu il cortometraggio La VISIONE, girato a Consonno, paese FANTASMA sopra Lecco, luogo sospeso e carico di suggestione che divenne la scenografia perfetta per raccontare un manifesto: dalle rovine può nascere una nuova forma di comunicazione. 

La VISIONE, anche in Youtube, non era solo un’opera audiovisiva, ma una dichiarazione di intenti per una televisione meno gridata, più pensata. Ricordo le discussioni, le intuizioni improvvise, l’entusiasmo che si riaccendeva parlando di progetti futuri. Giorgio sapeva ascoltare e sapeva rilanciare. Non era semplicemente un uomo di televisione: era un uomo di idee.

Oggi la sua scomparsa riporta alla memoria quella stagione creativa condivisa.

Non ho conosciuto il Giorgio degli inizi di RETE MIA, ho conosciuto il Giorgio della riflessione, della ripartenza, della voglia di costruire ancora. Personalmente è così che voglio ricordarlo, con lo sguardo rivolto avanti, non indietro.

La sua eredità non sta solo nelle reti fondate o nei progetti realizzati, ma nella capacità di credere che la televisione potesse essere, ancora, un luogo di sperimentazione e libertà.

E quella VISIONE — la sua visione — continua a camminare con noi…

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