Orrore nelle campagne del Barese: cani incatenati e senza acqua salvati dagli agenti ecozoofili

Animali denutriti, costretti a vivere tra catene corte e degrado: scattano controlli serrati e sanzioni secondo il Codice Penale

C’è una realtà che fa male raccontare, ma che non può essere ignorata. Nelle campagne del sud Barese, diversi cani sono stati trovati in condizioni che definire precarie è riduttivo. Erano legati a catene troppo corte, spesso senza acqua e senza un riparo adeguato. Alcuni risultavano visibilmente denutriti.

L’intervento è stato eseguito dagli agenti del NOGEZ Bari, attivati dopo numerose segnalazioni arrivate da cittadini e associazioni del territorio. Quelle segnalazioni, purtroppo, si sono rivelate fondate.

Controlli sul territorio e interventi immediati su cani maltrattati nel barese

Durante i sopralluoghi, sono state accertate situazioni gravi di detenzione incompatibile con la natura degli animali. In diversi casi, i cani erano costretti a vivere in spazi angusti, tra ruggine e sporcizia. Sono stati quindi redatti verbali con prescrizioni obbligatorie. Ai proprietari è stato imposto di adeguare immediatamente le condizioni di detenzione.

Nei casi più critici, la messa in sicurezza degli animali è stata disposta senza esitazioni. L’azione, come confermato dagli stessi operatori, è stata rafforzata nelle ultime settimane. I controlli, infatti, continueranno in modo capillare su tutto il territorio provinciale.

Maltrattamento di animali: cosa prevede la legge

Quello che è stato riscontrato non è solo moralmente inaccettabile. È anche un reato preciso previsto dalla legge italiana. L’art. 544-ter del Codice Penale punisce chi provoca lesioni a un animale o lo sottopone a condizioni incompatibili con la sua natura. In questi casi, la sofferenza inflitta diventa elemento centrale per la configurazione del reato.

La pena può arrivare fino a 18 mesi di reclusione oppure a una multa fino a 30.000 euro. Inoltre, se dalle condotte deriva la morte dell’animale, le sanzioni vengono aggravate. È un richiamo forte, che dovrebbe bastare da solo. Eppure, episodi come questo dimostrano che non è ancora sufficiente.

Quello che resta, oltre ai verbali e alle sanzioni, è lo sguardo di quegli animali. Uno sguardo che racconta abbandono, ma anche una silenziosa richiesta di dignità. Difendere chi non ha voce non è solo un dovere delle istituzioni. È una responsabilità collettiva.

Se assistete a situazioni simili, non giratevi dall’altra parte. Segnalare può fare la differenza tra sofferenza e salvezza.

Seguiteci su inpuglia24.hz.robertoantonacci.com per continuare a dare voce a chi non può difendersi.

logo inpuglia24.hz.robertoantonacci.com

  • bonuspertutti

Ultime Notizie

NOTIZIE CORRELATE