Il voto nazionale boccia il quesito referendario con una partecipazione oltre le attese. Nella regione dato in calo rispetto al 2020, con il Barese sopra la media
Il “No” si impone con forza nel referendum sulla giustizia, segnando un risultato netto su scala nazionale. Inoltre, l’affluenza si attesta intorno al 58,9%, un dato che supera le previsioni della vigilia e conferma una partecipazione significativa degli elettori.
In questo contesto, il risultato assume un valore politico rilevante. Da un lato, infatti, la scelta degli italiani respinge chiaramente il quesito referendario; dall’altro, evidenzia una mobilitazione ampia, capace di incidere nel dibattito pubblico e istituzionale.
Tuttavia, guardando alla Puglia, emerge un quadro diverso. La partecipazione regionale si ferma al 52,01%, registrando un calo rispetto al 61,91% del referendum costituzionale del 2020.
I dati nelle province pugliesi
Entrando nel dettaglio territoriale, emerge una partecipazione differenziata tra le province pugliesi. Il dato più alto si registra nel Barese, dove ha votato il 53,89% degli aventi diritto.
Subito dopo si colloca la provincia di Lecce, con il 53,63%, seguita dalla BAT con il 52,65%. Tuttavia, la partecipazione scende nelle altre aree: in provincia di Taranto si è attestata al 50,71%, mentre nel Brindisino al 49,62%.
Il livello più basso si registra in provincia di Foggia, dove l’affluenza si ferma al 48,20%. Dunque, il quadro regionale evidenzia una distribuzione non uniforme, con un divario significativo tra i diversi territori.
Le reazioni istituzionali dopo il voto
Le reazioni politiche e istituzionali non si sono fatte attendere. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sottolineato il rispetto per la volontà popolare. «Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano».
Allo stesso tempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la linea dell’esecutivo. «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione», evidenziando la volontà di proseguire con responsabilità nell’azione di governo.
Inoltre, sul fronte della magistratura si registra un passaggio significativo: Cesare Parodi ha rassegnato le dimissioni da presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ufficialmente per motivi personali.
Quindi, il risultato referendario apre una nuova fase nel dibattito sulla giustizia. Infatti, il netto successo del “No” rappresenta un segnale politico chiaro, destinato a influenzare le future scelte legislative e il confronto istituzionale nei prossimi mesi.
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