IL TRIBUTO di sangue della PUGLIA ricordando la STRAGE di Capaci (PALERMO)

di EMANUELE CARLO OSTUNI – RICORDO la sera del 23 Maggio del 1992 anche perché a Giugno dello stesso anno fui scritturato in Televisione per Rete 4, quindi per me un periodo significativo, fra l’altro mi ero appena fidanzato con una ragazza (non appartenente al mondo dello spettacolo); eravamo a casa di un amico quando ascoltammo la notizia dell’attentato di Capaci (PALERMO).

Confesso che sino a quel momento non sapevo e forse non solo io chi fosse il giudice FALCONE, perché la mafia per noi al Nord era qualcosa di estraneo, ma quella sera le immagini del tratto di autostrada A 29 squarciarono il velo della nostra dorata ignoranza aprendo il SIPARIO della nostra indifferenza.

In quell’attentato morirono la moglie Francesca Morvillo anche lei Magistrato, gli agenti di scorta,Vito Schifani, i pugliesi Rocco Dicillo di Triggiano (BARI) e Antonio Montinaro di Calimera (LECCE) più altri 23 feriti.

Gli esplosivi utilizzati furono il Semtex e il TNT di 500 Kg di tritolo. Quello che ci colpì non fu solo la MORTE di questi esponenti di giustizia ma l’efferatezza dell’attentato ossia l’aver fatto saltare un pezzo di autostrada con l’ovvio intento di creare un enorme effetto mediatico, cosa mai accaduta prima. Fu un segno che la mafia aveva alzato il tiro attuando su consiglio di Pietro Rampulla detto l’artificiere esperto in esplosivi la dinamica e il punto esatto per porre la carica. L’attentato era stato deciso l’anno prima durante una riunione della Commissione Interprovinciale e provinciale di Cosa Nostra che faceva capo a Totò Riina, pianificando inoltre quello dell’allora Ministro Claudio Martelli e del conduttore Maurizio Costanzo.

La sera del 23 Maggio del 1992 non saltò in aria solo un pezzo di giustizia, ma tutte le nostre certezze verso uno stato DEBOLE con i FORTI ma FORTE più che mai oggi con i DEBOLI…

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