Dopo la retrocessione del Bari non bastano più le parole o le richieste di perdono: tra rabbia, delusione e senso di tradimento, cresce la richiesta di una rifondazione totale, dalle dimissioni immediate dei responsabili fino alla cessione della società, per restituire dignità sportiva e identità a una piazza ferita
di CHRISTIAN MONTANARO – Chiedere scusa. L’abitudine del momento. Chiedere scusa. Come se si fosse fatta la pipì a terra o si fosse fatto cadere il gelato sul pavimento. Cosa vuol dire chiedere scusa? A conti fatti è facile. Metterci la faccia per qualche minuto per poi ricominciare altrove come se nulla fosse stato.
No, questa volta non ci stiamo. Se si vuole veramente chiedere scusa si avesse il coraggio di rinunciare a 6 mesi di stipendio e lo si donasse come indennizzo alla città e ai tifosi per il discredito di immagine e sportivo che hanno procurato a Bari e al suo pubblico.
Diversamente sono solamente alibi e giustificazioni tanto per.
Non è così che si fa, ci dispiace. Non può Valerio Di Cesare dire ogni volta che gli dispiace. Si dimettesse. Non ha svolto bene il suo compito e stop. Si dimettesse Moreno Longo. Non gliene frega a nessuno se con la sua gestione il Bari è stato da nono posto. Magari, osando di più, sarebbe stato da sesto e ci si sarebbe salvati. Si dimettesse (diciamo così) la società che francamente ha capito poco di Bari e del Bari.
Qui bisogna rifondare tutto ma proprio tutto al di là del risultato sportivo e riprovare a creare un minimo senso di appartenenza.
I danneggiati sono sempre loro, quei tifosi che meriterebbero ben altra sorte.
Il prossimo campionato non sarà semplice e non tiriamo sempre fuori la storia degli Hartono. Che potessero rilevare o meno il Bari la storia è andata diversamente e in ogni caso non si doveva finire in Serie C. In nessun caso e invece è accaduto.
C’è da riflettere seriamente. C’è da ricordarsi cosa era Bari e cosa è oggi.
E piangere solamente.








