Lecce, è già crisi: obiettivi e rischi per il futuro

Dopo sei giornate il Lecce è già in zona retrocessione: gioco poco convincente, difesa fragile e attacco sterile alimentano i dubbi sul progetto tecnico di Di Francesco, mentre la società riflette sul futuro e sui rischi di una stagione da incubo

La stagione 2025-26 del Lecce è iniziata nel peggior modo possibile. Dopo le prime sei giornate di campionato, la formazione salentina si trova nei bassifondi della classifica, con un rendimento preoccupante sia sul piano del gioco che dei risultati. Una sola vittoria, due pareggi e ben tre sconfitte costituiscono un bottino magro, che ha già acceso il malumore tra i tifosi e alimentato dubbi sull’efficacia del progetto tecnico.

A guidare la squadra c’è Eusebio Di Francesco, tornato a Lecce a distanza di quattordici anni dalla sua prima (e sfortunata) esperienza da allenatore in Serie A. Nella stagione 2011-12, infatti, Di Francesco fu esonerato a stagione in corso, con il Lecce impantanato nella zona retrocessione. Un déjà vu che sembra ripetersi anche in questo inizio di campionato, dove la squadra appare in difficoltà sotto tutti i punti di vista: pochi gol segnati, troppi subiti, un’identità tattica ancora poco definita e una rosa che fatica a reggere il confronto con le avversarie dirette. L’allenatore abruzzese era reduce da due retrocessioni consecutive, prima con il Frosinone nel 2023 e poi con il Venezia nel 2024. La sua scelta da parte della dirigenza giallorossa è apparsa fin da subito come un azzardo, motivata più dalla necessità di contenere i costi che dalla convinzione di aver trovato il profilo ideale per una salvezza tranquilla. E i risultati attuali sembrano dare ragione ai critici. Il Lecce mostra limiti strutturali evidenti, con una difesa tra le più battute della Serie A e un attacco che non riesce a incidere nonostante il prestito di Camarda, gioiello e talento purissimo di scuola Milan ma ancora molto giovane per reggere da solo un intero reparto.

Anche il calendario non ha aiutato, anche se nella prima giornata il pareggio a reti inviolate contro il Genoa, diretta concorrente per la salvezza, aveva fatto ben sperare. Sono poi seguite le sconfitte con Milan e Atalanta, quest’ultima incassando ben 4 reti. Ha fatto molto rumore anche il ko contro il Cagliari, anche in questo caso diretta avversaria per la corsa a rimanere in Serie A. Un punto insperato è arrivato dal confronto con il Bologna, chiuso con il segno X, e infine la vittoria con il Parma prima della sosta per le nazionali ha riacceso, almeno per il momento, l’entusiasmo. È però indubbia la fatica a trovare una base solida su cui costruire la rimonta: gli innesti estivi, molti dei quali arrivati a parametro zero o in prestito, non hanno inciso, e i pochi elementi di esperienza presenti in rosa non stanno riuscendo a fare la differenza.

Inutile negarlo, il Lecce naviga in cattive acque e al momento tifosi e giornalisti concordano nell’inquadrarlo come principale candidato alla discesa in Serie B. Si tratta di un’indicazione che arriva anche dai pronostici: anche le stesse quote sulla retrocessione dalla Serie A affiancano i giallorossi al Verona e al neopromosso Pisa, oggettivamente tra le formazioni meno temibili di questo campionato. Una fotografia impietosa ma fedele della realtà attuale. La società, per ora, conferma la fiducia a Di Francesco, ma l’ombra di un nuovo esonero inizia a farsi lunga. Molto dipenderà dai risultati delle prossime settimane, con sfide cruciali contro squadre alla portata come Sassuolo e Udinese, avversarie nelle gare che seguono la sosta per le nazionali. Un altro passo falso potrebbe costringere la dirigenza a prendere provvedimenti per tentare di invertire una rotta che, al momento, sembra condurre dritta verso la Serie B.

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