Spiega l’avvocato Pietro Quinto «Non vi è stato nessun preciso addebito circa collegamenti o le infiltrazioni di natura mafiosa». Ciò, esula, dunque, dalla «descrizione di presunte irregolarità e pratiche amministrative non corrette, peraltro addebitabili all’apparato amministrativo e, in alcuni casi, eredità delle vecchie amministrazioni»
Ostuni, oggi al Tar del Lazio, l’udienza di merito, sul ricorso dell’amministrazione governata dal primo cittadino Guglielmo Cavallo, in merito al provvedimento di scioglimento.
Ad Ostuni, infatti, lo scorso 23 dicembre 2021 c’è stato lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e il seguente commissariamento, per 18 mesi, della città, che vede, attualmente, alla guida, il prefetto a riposo Tiziana Giovanna Costantino, il viceprefetto Antonietta Lonigro e il funzionario economico a riposo, Maria Antonietta Silvana Madaro.
In seguito il ricorso, mediante l’avvocato Pietro Quinto, che ha spiegato a In Puglia 24, cosa è venuto fuori dal dibattimento che si è tenuto quest’oggi.
«Dal punto di vista innovativo, non è venuto fuori nulla, fa presente il legale, ma una cosa rilevante è stata evidenziata, rispetto all’insegnamento della Corte Costituzionale, che si è sempre preoccupata di definire bene le possibilità di intervento su un soggetto istituzionale qual è l’ente locale, che rappresenta una comunità, precisando, quindi che per poter fare un provvedimento di scioglimento devono esserci indizi precisi, univoci e concordanti».
Questa definizione, sottolinea l’avvocato «non poteva applicarsi alla fattispecie del Comune di Ostuni, perché non vi è stato nessun preciso addebito circa collegamenti o le infiltrazioni di natura mafiosa». Ciò, esula, dunque, dalla «descrizione di presunte irregolarità e pratiche amministrative non corrette, peraltro addebitabili all’apparato amministrativo e, in alcuni casi, eredità delle vecchie amministrazioni, in quanto, la nuova amministrazione si era insediata da un paio d’anni».
Prosegue «Peraltro, dire che nel Comune di Ostuni, imperversa un’organizzazione mafiosa come la Sacra Corona Unita, è un’affermazione apodittica e generica. Una possibile presenza sul territorio, non significa che, automaticamente, incida Sulla vita delle pubbliche amministrazioni».
In positivo, durante l’amministrazione Cavallo, precisa Quinto, «davanti a voci riguardanti situazioni sospette, il sindaco Cavallo, innanzitutto, invitò il segretario generale, che è il responsabile della prevenzione della corruzione, ad intervenire» ed ancora, «istituì una commissione consiliare, che doveva appunto approfondire queste tematiche». Dice Quinto «L’addebito che questa istituzione, è avvenuta in seguito a determinati sospetti, non significa nulla, perché l’importante è che sia stata creata e che questa indagine è servita a regolarizzare alcune pratiche comunali».
Conclude «In un contesto del genere, ci è parsa eccessiva questa iniziativa di sciogliere un comune che ha capacità rappresentativa, in un contesto urbano che merita maggiore rispetto».
Il Tar del Lazio, deciderà sull’impugnativa che è stata fatta, del provvedimento di scioglimento ed emanerà la sentenza di merito, presumibilmente tra 30 giorni.








