Crac Banca Popolare di Bari, condanne civili per oltre 120 milioni di euro

Il Tribunale di Bari individua le responsabilità nella gestione che ha portato al dissesto: coinvolti ex vertici, amministratori, sindaci e la società di revisione PwC

Una sentenza destinata a segnare un passaggio decisivo nella lunga vicenda del crac della Banca Popolare di Bari. Il Tribunale civile di Bari, sezione specializzata in materia d’impresa, ha condannato gli ex vertici dell’istituto, insieme ad altri amministratori, sindaci e alla società di revisione PricewaterhouseCoopers, al pagamento di risarcimenti per circa 122 milioni di euro, ritenendoli responsabili della gestione che ha condotto al dissesto della banca.

Al centro della decisione restano le figure di Marco Jacobini, per decenni dominus dell’istituto, e del figlio Gianluca Jacobini. Secondo quanto riportato anche dalla stampa nazionale e locale, i due potranno rispondere complessivamente per somme che arrivano fino a 109 milioni di euro. Condannato al risarcimento anche l’ex amministratore delegato Giorgio Papa.

Il fulcro del risarcimento è rappresentato dall’operazione finanziaria legata al Gruppo Maiora, esposta con la banca per circa 160 milioni di euro. Per il Tribunale, la responsabilità di tale operazione è da attribuire in via esclusiva agli Jacobini e a Papa, mai contrastati dalla «debole iniziativa del nuovo consiglio di amministrazione» nominato dopo l’ispezione del 2018.

Secondo i giudici, il rapporto con Maiora è stato caratterizzato da «distorsioni informative e occultamento dei dati» ai danni dei consiglieri non esecutivi, generate da prassi operative definite «patologiche», poste in essere in violazione delle regole interne della banca. Prassi che sarebbero state adottate all’interno del Comitato crediti, coordinato da Gianluca Jacobini, con la presenza del padre Marco e con il consenso pienamente consapevole dell’amministratore delegato.

La sentenza individua nella gestione imprudente del credito e nell’utilizzo di tecniche contabili finalizzate a mascherare la reale rischiosità delle esposizioni la causa principale della rovinosa situazione patrimoniale emersa con l’amministrazione straordinaria del 2019. Una gestione definita, nelle motivazioni, di stampo «padronale», accompagnata da un sistema di controlli interni ritenuto inefficace per anni.

Il verdetto coinvolge anche altri undici ex amministratori e tre ex sindaci revisori, ritenuti responsabili di non aver intercettato o corretto le criticità gestionali, oltre alla società di revisione PwC, condannata a un risarcimento pari a 2,57 milioni di euro. Per alcune figure apicali, come l’ex direttore generale Gregorio Monachino, l’ex presidente del consiglio di amministrazione Gianvito Giannelli e Alberto Longo, il Tribunale non ha invece riconosciuto responsabilità.

La decisione del Tribunale di Bari fissa così un punto fermo sulle responsabilità civili del dissesto della Banca Popolare di Bari, ridefinendo il perimetro delle colpe e attribuendo un peso determinante alle scelte gestionali che, secondo i giudici, hanno compromesso in modo irreversibile l’equilibrio patrimoniale dell’istituto e inciso profondamente sul tessuto economico e sociale del territorio.

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