All’Abbazia di Santa Maria di Cerrate due giorni tra artigianato, cucina e tradizioni che non vogliono sparire
Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di pubblicità, perché fanno parte della vita di un territorio. “Lu Panieri” è uno di questi. Il 25 e 26 aprile si torna a Cerrate, in un luogo che da solo basterebbe a raccontare il Salento. Ma in quei due giorni succede qualcosa in più.
L’abbazia si riempie di voci, di mani che lavorano, di odori che riportano indietro nel tempo. E tutto diventa familiare, anche per chi arriva da fuori. Qui non si viene per “vedere una fiera”. Si viene per ritrovare qualcosa.
Dove le mani parlano più delle parole
La parte più vera sono loro, gli artigiani. Non fanno scena, non cercano di stupire. Fanno quello che hanno sempre fatto. C’è chi intreccia cesti come gli hanno insegnato da bambino. Chi lavora il legno seguendo le sue forme, senza forzarlo. Chi modella la terra e la trasforma, davanti agli occhi di chi si ferma a guardare.
E la gente si ferma davvero. Non passa oltre. Guarda, chiede, si avvicina. A volte prova. Ed è proprio lì che succede qualcosa: capisci quanto lavoro c’è dietro cose che oggi diamo per scontate. I laboratori non sono un contorno. Sono il cuore. Ti siedi, ascolti, ti metti in gioco. Che tu sia adulto o bambino cambia poco. Perché certe cose, quando le fai, ti restano addosso.
Poi entri nella Casa del Massaro e il tempo cambia passo. I corredi, i ricami, quei dettagli curati con una pazienza che oggi sembra lontana. Non serve spiegare niente. Basta stare lì qualche minuto.
Il resto lo fanno i profumi e le persone
A Cerrate, in quei giorni, l’aria ha un odore preciso. Di pasticciotti caldi, di pittule, di cucina fatta come si deve. Non è solo mangiare. È un modo di stare insieme. Ti siedi, assaggi, scambi due parole. E intorno succede di tutto: musica, racconti, bambini che corrono.
Sabato si parlerà delle bande, quelle che hanno accompagnato intere generazioni. Domenica, invece, saranno i canti delle donne a riempire lo spazio. Voci vere, senza filtri, che arrivano dritte.
E poi i più piccoli. Nell’area giochi riscoprono cose semplici, senza schermi. E vederli così, forse, è una delle cose più belle della fiera. «Lu Panieri» è tutto qui. Non è perfetto, non vuole esserlo. Ma è vero. E oggi, non è poco.
Se vuoi capire davvero cos’è il Salento, quello che non si mette in vetrina, fai un salto a Cerrate. Le storie che contano davvero continuano su inpuglia24.hz.robertoantonacci.com.









