Casa di Bambola arriva al Villaggio SOS di Ostuni: il teatro racconta le relazioni tossiche e la ricerca della libertà

Venerdì 26 giugno il laboratorio teatrale “Il Gioco dell’Attore” della compagnia Teatro Folletti e Folli porta in scena una rilettura contemporanea dell’opera di Henrik Ibsen, tra manipolazione psicologica, identità e riscoperta di sé

Un classico della drammaturgia mondiale reinterpretato attraverso uno sguardo contemporaneo per affrontare uno dei temi più attuali e delicati della società: le relazioni tossiche e i meccanismi della manipolazione emotiva.

Venerdì 26 giugno alle ore 19, nella suggestiva cornice del Villaggio SOS di Ostuni, in Strada dei Colli, andrà in scena “Casa di Bambola”, spettacolo realizzato dal laboratorio teatrale “Il Gioco dell’Attore” della compagnia Teatro Folletti e Folli, sotto la regia di Dario Ubaldo Lacitignola.

L’appuntamento rappresenta il risultato di un intenso percorso laboratoriale che ha coinvolto venti allievi-attori impegnati nella costruzione di una versione originale e personale del celebre testo di Henrik Ibsen, uno dei capolavori della letteratura teatrale internazionale.

Una riflessione sulle relazioni che soffocano

Lo spettacolo affronta il tema di una relazione apparentemente equilibrata e serena che, progressivamente, rivela tutte le dinamiche tipiche della manipolazione psicologica, del controllo e della dipendenza emotiva.

Non ci sono urla né violenze esplicite. La tossicità emerge lentamente attraverso parole, silenzi, sguardi e atteggiamenti che ridimensionano l’identità dell’altro fino a trasformare la libertà personale in una gabbia invisibile.

Un percorso che conduce lo spettatore a interrogarsi sul significato autentico di concetti spesso confusi tra loro come cura, protezione, amore e controllo, accompagnandolo verso una riflessione profonda sulla capacità di riconoscere i propri limiti e recuperare la propria voce.

Una messa in scena simbolica e surreale

La regia di Dario Ubaldo Lacitignola sceglie una rappresentazione fortemente evocativa, affidando gran parte della narrazione alla forza dei corpi e del movimento scenico.

La messa in scena, infatti, utilizza pochi elementi scenografici e si sviluppa attraverso immagini simboliche e metaforiche, nelle quali i personaggi appaiono come marionette guidate, sistemate e controllate da una forza superiore, in un equilibrio sottile tra protezione e soffocamento.

Un linguaggio teatrale essenziale ma potente, capace di tradurre in immagini il lento processo di perdita della propria autonomia e il successivo percorso di liberazione.

Un lavoro corale che coinvolge venti interpreti

Lo spettacolo nasce all’interno del laboratorio condotto da Lacitignola con la collaborazione di Francesca Pedullà, Frey Faust e Manuela Martella della compagnia La Radice dei Viandanti, che hanno curato il movimento scenico.

Sul palco saranno protagonisti:

Giovanna Ammirabile, Luigi Del Vecchio, Carmen Milone, Francesco Cofano, Maria Ciraci, Teresa Annicchiarico, Anna Carmen Picoco, Maria Semeraro, Enza Asciano, Carmela Ammirabile, Karol Colosi, Angela Tursi, Miriam Tamburrino, Alberta Natola, Mattia Roma, Antonio Montanaro, Francesco Colucci, Franco Chialà, Silvestro De Vito e Carmen Morelli.

Una partecipazione corale che testimonia il valore formativo e sociale del laboratorio teatrale, capace di trasformare il palcoscenico in uno spazio di crescita personale e collettiva.

Teatro come strumento di consapevolezza

La scelta di portare in scena “Casa di Bambola” in un contesto come il Villaggio SOS di Ostuni assume un significato ancora più profondo.

Il teatro diventa infatti uno strumento di confronto e sensibilizzazione capace di affrontare tematiche complesse come la violenza psicologica, la manipolazione e la costruzione dell’identità personale, offrendo al pubblico l’opportunità di riconoscersi nelle dinamiche raccontate e di interrogarsi sulle proprie esperienze.

Un appuntamento che promette di unire arte, emozione e riflessione, confermando ancora una volta la capacità del teatro di parlare al presente attraverso opere che, pur scritte oltre un secolo fa, continuano a raccontare le fragilità e le sfide dell’essere umano.

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