Puglia, gli attivisti Centrone e Alberizia sono rientrati in Italia

Si è concluso dopo trenta giorni di isolamento l’incubo di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti pugliesi della carovana umanitaria “Global Sumud Flotilla” bloccati in Libia con l’accusa di ingresso clandestino

Trenta giorni in una cella a Bengasi, senza contatti con il mondo esterno e con il peso di un’accusa di ingresso clandestino. Poi, improvvisa come la notizia del loro rilascio, la fine dell’incubo. Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti pugliesi della carovana umanitaria di terra “Global Sumud Flotilla” diretta a Gaza, sono finalmente rientrati in Italia.

L’aero della Ita Airways proveniente da Tunisi ha toccato la pista dell’aeroporto di Roma Fiumicino poco dopo le 12:30. Insieme a loro ha viaggiato anche Matias Alvarez Rodriguez, un cittadino uruguaiano con passaporto italiano, anch’egli rimasto coinvolto nel medesimo provvedimento restrittivo delle autorità libiche.

Un compleanno in libertà

Per Centrone lo sbarco a Roma ha coinciso con il giorno del suo compleanno, che ha definito davanti ai microfoni come il miglior regalo che potesse mai desiderare. Subito dopo, l’operatore ha respinto con forza la tesi del passaggio illegale dei confini.

Centrone ha spiegato che la carovana non è mai entrata nella Libia orientale e non aveva alcuna intenzione di farlo. Il blocco, infatti, è avvenuto diverse centinaia di metri prima del checkpoint ufficiale. Si è trattato, secondo il suo racconto, di una cattura in piena regola in una sorta di terra di nessuno, con una sparizione forzata durata tre giorni prima che le famiglie avessero notizie.

Pur non avendo subito violenze di natura fisica, l’attivista ha sottolineato come la pressione e la violenza psicologica siano state costanti all’interno della cella d’isolamento. Sulla stessa linea si è espressa Alberizia, che ha descritto l’angoscia delle prime due settimane di totale censura nei confronti dei familiari, interrotta da una prima e breve telefonata a casa solo dopo dodici giorni di reclusione.

L’attivista ha evidenziato l’incertezza totale che ha regnato fino all’ultimo, dato che l’avviso della partenza è arrivato soltanto due ore prima del decollo del volo. Alberizia ha poi voluto spostare i riflettori sulla matrice politica del loro viaggio, ringraziando la diplomazia ma chiedendo che l’attenzione torni subito sulla tragedia di Gaza, invocando sanzioni e l’embargo sulle armi da parte del Governo italiano.

Il sollievo della politica pugliese

Il ritorno a casa degli attivisti rappresenta il punto d’arrivo di un delicatissimo asse diplomatico che ha visto muoversi in sinergia Palazzo Chigi, i servizi di intelligence e la Farnesina.

Un lavoro sotto traccia che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera comunità pugliese, mobilitatasi nelle scorse settimane con manifestazioni di piazza e con una mozione ad hoc approvata dal Consiglio Regionale a Bari. I riflessi della liberazione si sono fatti sentire immediatamente nei palazzi della politica pugliese, dove la notizia è stata accolta con unanime soddisfazione.

La consigliera regionale di Forza Italia, Carmela Minuto, ha ricordato il ruolo attivo dell’esecutivo, avendo accompagnato personalmente il padre di Centrone dal ministro Antonio Tajani lo scorso 16 giugno. Minuto ha sottolineato il successo della diplomazia paziente e lontana dai riflettori che mette la tutela della vita davanti alle divisioni di partito.

Sul versante opposto, il segretario regionale del PD, Domenico De Santis, che ha elogiato il coraggio dei due ragazzi per aver tenuto accesi i riflettori sul dramma del popolo palestinese.

Mentre il presidente della Commissione Sanità, Felice Spaccavento, ha salutato il ritorno di due figli della terra pugliese che hanno scelto di rischiare in prima persona per una causa umanitaria globale.

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