«Chiediamo pertanto se l’eradicazione dei numerosi alberi di olivo eradicati, non è dato di sapere se tutti infetti da Xylella fastidiosa, fosse l’unica soluzione praticabile anche alla luce di una generosa produzione scientifica» dicono da Sinistra Italiana
Un comunicato di Maria Filomena Magli, dalla Segreteria provinciale di Sinistra Italiana Brindisi.
«Non poco sconcerto ha determinato il recente massivo svellimento di alberi di olivo plurisecolari, di incomparabile bellezza, operato su una vasta superficie di un’azienda agricola in agro di Carovigno, all’interno del perimetro della Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto.
Per quanto accertato, gli alberi ricadevano in zona D1 della Riserva, ove dovrebbe essere garantito il perseguimento degli obiettivi e delle misure di conservazione dall’habitat uliveto con esemplari secolari ad “alto valore paesaggistico”. Come noto, trattasi di uno degli angoli più suggestivi della provincia brindisina, ove gli alberi monumentali estirpati caratterizzavano un paesaggio unico che per biodiversità e valore storico culturale era considerato tra le mete più ambite di percorsi cicloturistici e naturalistici.
Non si vuole discutere la legittimità dell’intervento, ritenendo che tale accertamento e il rispetto delle procedure previste spetti agli organi tecnici e amministrativi preposti, che si vuol ritenere abbiano diligentemente operato, ma porre un punto di domanda circa l’efficacia delle misure di tutela di cui gli olivi monumentali, molti di cui millenari, dovrebbero beneficiare soprattutto se posti in aree protette.
Nel caso specifico non è secondario rilevare che il Regolamento della Riserva, istituita per la tutela e fruizione del patrimonio ambientale, vieta esplicitamente di “mutare l’ordinamento colturale dell’oliveto secolare”. Chiediamo pertanto se l’eradicazione dei numerosi alberi di olivo eradicati, non è dato di sapere se tutti infetti da Xylella fastidiosa, fosse l’unica soluzione praticabile anche alla luce di una generosa produzione scientifica, riferibile a ricerca pubblica, che da tempo indica la possibilità concreta di curare la malattia con protocolli la cui efficacia è stata peraltro riconosciuta tramite analisi satellitare multispettrale dalla Direzione Generale Ambiente dell’U.E.
Ci chiediamo se la possibilità di cura sia stata correttamente valutata, anche in termini informativi e di moral suasion, atteso che l’oliveto in specie ricadeva in zona D1, i cui principali obiettivi di gestione sono: “aumento della connettività ecologica; attività di ricerca e monitoraggio scientifico; attività agricola tradizionale; promozione di attività agricola biologica; attività didattico-turistica”. Prendiamo atto, non per ultimo, dell’intersecazione di norme giuridiche di vario livello, alcune delle quali sicuramente emendabili, che potrebbero aver generato, e produrre ancora in futuro, possibili confusioni sulle competenze istituzionali di vigilanza e protezione degli enti preposti alla gestione del Paesaggio e degli ulivi secolari.
Si ritiene tuttavia che tali incertezze legislative avrebbero dovuto indurre a una maggiore prudenza e cautela in ordine ai processi decisionali adottati che, nel caso specifico, hanno condotto a un’azione distruttiva irrimediabile con effetti devastanti. Auspichiamo che l’intervento non dia spazio e concretezza a una regia perversa che vorrebbe distruggere il paesaggio degli olivi secolari e in particolare la Piana degli Olivi monumentali, che della Puglia rappresenta una figura paesaggistica fondamentale così come rilevata e tutelata dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.»








