La Regione si colloca tra le aree più fragili d’Italia per rischio di esclusione sociale, con dati allarmanti su disoccupazione, NEET e abbandono scolastico. Le sfide del nuovo governo regionale saranno decisive per contrastare disuguaglianze, fuga di cervelli e impoverimento demografico, attraverso politiche integrate di welfare, istruzione e lavoro
del Generale CC. Dott. Enzo Greco, già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Uno degli impegni prioritari che il futuro governo della Regione Puglia non può senza dubbio trascurare, sin dal suo insediamento nel mese di dicembre 2025 e per i prossimi cinque anni (senza obliare le problematiche connesse a Xylella e Sanità pugliese), è quello della povertà in Puglia, poiché la Regione, suo malgrado, si trova in una posizione critica nel panorama italiano della povertà, con un’incidenza particolarmente elevata tra i giovani.
Nel 2024, il 37,7% della popolazione pugliese è a rischio di povertà o esclusione sociale, posizionando la regione al quarto posto in Italia per questo indicatore, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti.
In termini di povertà relativa, la Puglia registra il 26,9% di individui in questa condizione, il valore più alto a livello nazionale.
Focalizzandoci sui giovani (fascia 15-34 anni), i dati ISTAT evidenziano un tasso di disoccupazione del 23,7% in Puglia nel 2022, allineato al 23,6% medio del Mezzogiorno, ma nettamente superiore al 9,1% del Centro-Nord. La quota di NEET (giovani non occupati, non in istruzione né in formazione) nel Mezzogiorno raggiunge il 43,1% tra gli inattivi, con la Puglia che segue trend simili alle regioni vicine come Calabria (35,5%) e Campania (34,7%). Nel 2019, quasi il 30% dei giovani pugliesi tra 15 e 29 anni era NEET, un dato leggermente inferiore alla media meridionale ma ancora preoccupante.
La povertà educativa aggrava il quadro: nel 2021, il tasso di abbandono scolastico in Puglia era del 17,6%, superiore alla media nazionale, con impatti diretti sulla povertà futura. Inoltre, il 41,3% dei giovani nel Mezzogiorno vive in famiglie a basso reddito (contro l’11,2% al Centro-Nord), con un peggioramento percepito: il 51,5% dei giovani meridionali è insoddisfatto della propria situazione economica. La povertà assoluta colpisce particolarmente le famiglie con minori, raggiungendo i valori più alti tra gli under 17, con ricadute intergenerazionali.
Le cause della povertà tra i giovani in Puglia sono multifattoriali e radicate in dinamiche strutturali del Mezzogiorno. Innanzitutto, il basso PIL pro capite e l’alta disoccupazione cronica (durata media di 30,9 mesi nel Sud contro 9,7 al Nord) limitano le opportunità lavorative. Il lavoro precario e poco qualificato è diffuso: nel Mezzogiorno, il 59,5% dei giovani ha contratti atipici e il 74,9% lavora part-time involontario, con salari bassi che non garantiscono autonomia. In Puglia, circa 80.000 persone sono povere nonostante lavorino, a causa di precarietà e bassi redditi.
Fattori demografici e familiari giocano un ruolo chiave: famiglie numerose con minori a carico, bassa istruzione (soprattutto tra i genitori), e presenza di donne come capofamiglia aumentano il rischio di povertà. C’è una bassa mobilità sociale, con persistenza intergenerazionale della povertà, aggravata da un sistema scolastico che non compensa le disuguaglianze e da un mercato del lavoro influenzato da reti familiari e caste.
L’emigrazione è un fenomeno massiccio: il 28,5% dei giovani meridionali studia al Centro-Nord, e solo il 51% lavora nel Sud a 5 anni dalla laurea, contribuendo a una “fuga di cervelli” che impoverisce la regione. La popolazione giovanile in Puglia è diminuita del 29,6% dal 2002, con un indebolimento demografico nei comuni rurali.
Politiche recenti hanno esacerbato il problema: la transizione dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione ha lasciato senza sostegno circa 60.000 beneficiari in Puglia (36% del totale), con impatti su povertà educativa, abitativa, alimentare e sanitaria. La spesa sociale dei Comuni è spesso limitata a trasferimenti monetari, poco flessibile per affrontare cause profonde.
Le prospettive per la povertà tra i giovani in Puglia appaiono sfidanti, con trend demografici e economici che indicano un peggioramento se non intervengono politiche mirate. Entro il 2030, si prevede un calo del 10% della popolazione adolescente in Italia, con riduzioni marcate in province pugliesi come Taranto e BAT, aggravando l’invecchiamento regionale e riducendo il potenziale demografico. La UIL Puglia avverte che la regione sta diventando “sempre più vecchia e senza prospettive per i giovani”, con rischi di ulteriore emigrazione e precarietà.
Nel 2024, a livello nazionale, il rischio di povertà è salito al 23,1% e la regione Puglia, senza interventi mirati, potrebbe seguire un trend simile.
Tuttavia, ci sono spiragli positivi: simulazioni su un reddito minimo di inserimento indicano riduzioni dell’intensità della povertà fino al 74%, con costi variabili da 61 a 446 milioni di euro. Eventi come quello del 27 marzo 2025, organizzato da ANCI Puglia a Bari, sul tema della povertà e delle disuguaglianze in Puglia, sottolineano la necessità di collaborazioni tra istituzioni, terzo settore e società civile per un welfare inclusivo, con focus su politiche integrate di sviluppo, occupazione, formazione e beni relazionali.
Investimenti in istruzione (es. PNRR contro l’abbandono scolastico) e alloggi potrebbero liberare risorse per servizi sociali. In conclusione, per invertire il trend, è essenziale un approccio multidisciplinare, con interventi personalizzati e prossimità alle persone a rischio, come proposto dall’Alleanza contro la Povertà (l’Alleanza contro la Povertà, nata alla fine del 2013, raggruppa un ampio numero di soggetti sociali che hanno deciso di contribuire in maniera collettiva alla costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà assoluta nel nostro Paese), per affrontare non solo i sintomi ma anche le cause strutturali.
Se implementate, queste misure potrebbero mitigare il rischio, ma richiedono impegno del governo nazionale ma, a parere dello scrivente, soprattutto quello degli amministratori locali ed in particolare quello delle donne e degli uomini che si “proporranno” e saranno “designati” ad amministrare la Regione Puglia nei prossimi 5 anni, al fine di evitare un ulteriore ampliamento dei divari evidenziati.








