Vendola “incompatibile” come consigliere regionale: il motivo secondo una scelta del 2012 che torna d’attualità

L’ex governatore spiegò che, nella legge elettorale pugliese dell’epoca, costituirsi parte civile nei confronti di un consigliere avrebbe comportato la sua decadenza. Questa fu la ragione per cui la Giunta evitò di farlo, per non auto‑sabotarsi

Il tema dell’incompatibilità di Nichi Vendola come consigliere regionale è tornato sotto i riflettori, anche se l’origine della controversia affonda le sue radici nel 2012. All’epoca, Vendola era presidente della Regione Puglia e si trovò al centro di un dibattito politico‑giuridico riguardo al suo coinvolgimento nel processo per la cosiddetta “Sanitopoli” pugliese, che si concretizzava attraverso la nomina di un primario all’ospedale San Paolo di Bari.

Gli eventi del 2012

Nel 2012 la Procura di Bari chiese il rinvio a giudizio per il capogruppo Pd alla Regione, Antonio Decaro, accusato di abuso d’ufficio nell’ambito di un concorso all’Arpa. Vennero emesse richieste per la costituzione di parte civile della Regione nei confronti di tutti gli imputati tranne che nei confronti di Decaro.

Secondo il comunicato emanato dalla Giunta regionale guidata da Vendola, il motivo era «una precisa scelta di opportunità», maturata a seguito di un “approfondimento istruttorio” sulle implicazioni che tale costituzione di parte civile avrebbe avuto nel contesto della normativa esistente. Qualora la Regione si fosse costituita parte civile contro un consigliere regionale, ciò avrebbe comportato, secondo la legge vigente all’epoca, la decadenza automatica di quel consigliere.

Il problema tecnico stava in una lacuna nell’ordinamento elettorale regionale pugliese. La legge regionale del 2005 disciplinava solo i casi di ineleggibilità, ma non prevedeva esplicitamente le cause di incompatibilità derivanti da azioni giudiziarie in cui la Regione potesse essere parte civile contro un proprio eletto.

Vendola stesso nel 2012 propose che la legge regionale venisse aggiornata per colmare questo vuoto. In particolare, uno schema di disegno di legge fu predisposto dalla Giunta per integrare la disciplina, prevedendo che la costituzione di parte civile nel processo penale non costituisse causa automatica di incompatibilità.

La ripercussione politica attuale

Oggi, con le elezioni regionali in programma, alcuni avversari sollevano nuovamente la questione. Se Vendola dovesse costituirsi parte civile, secondo quel ragionamento storico potrebbe esserci il rischio di decadenza o incompatibilità. Vendola ha però respinto tali ipotesi, definendo infondati gli appigli giuridici che verrebbero usati per far leva su quella vicenda passata.

La “incompatibilità” di Vendola come consigliere non è una nuova invenzione. Essa ha una base concreta in norme non aggiornate, decisioni politiche del passato e in un ragionamento che lo stesso ex governatore portò avanti. Resta da vedere se, alla luce del quadro normativo attuale e delle necessità elettorali, quella stessa logica potrà essere richiamata o applicata oggi con effetti concreti.

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