Decaro stravince, la Puglia no: un successo schiacciante in una democrazia sempre più vuota

Un trionfo annunciato per Decaro, che domina ben oltre le proprie liste, ma dentro una partecipazione minima che apre crepe profonde: il successo personale è enorme, la salute democratica della Puglia molto meno

di Alessandro Nardelli – DIRETTORE di IN PUGLIA 24 – Antonio Decaro ha già vinto. Non serve attendere il dato definitivo per capirlo: basta scorrere gli instant poll di Winpoll per TgNorba, basta guardare la forbice abissale che separa il candidato del centrosinistra da Luigi Lobuono. Un 66% contro il 30% che non lascia spazio a interpretazioni, che non ammette repliche, che non conosce zone grigie.

È la vittoria che tutti si aspettavano, forse persino quella che qualcuno temeva. La vittoria dell’uomo, prima ancora che della coalizione. Del sindaco che da Bari ha conquistato la Puglia, e della narrazione che si è portato dietro.

Ma c’è un paradosso gigantesco che incombe su questo trionfo: la Puglia che elegge Decaro è una Puglia che non vota.

Il dato finale dice 43,64 % contro lo scorso 57,60 % di votanti. Una cifra che da sola basterebbe a spiegare il cortocircuito politico che stiamo vivendo: un candidato fortissimo dentro una partecipazione debolissima. Una leadership che vola mentre il corpo elettorale si restringe, si assottiglia, si dissolve.

Due Puglie che non si incontrano.

Da una parte c’è un nome che da anni occupa lo spazio pubblico, che ha un radicamento profondo e una capacità comunicativa indiscutibile. Dall’altra ci sono liste che spesso arrancano, una coalizione che vive più del traino che della proposta, apparati che sembrano aver rinunciato a convincere e si limitano a farsi trasportare.

Nel centrosinistra la fotografia è nitida:

  • il PD è il primo partito (24,3%),
  • la lista Decaro Presidente vola al 14,9%,
  • il M5S cresce più del previsto,
  • AVS supera il 4%.

Le altre civiche annaspano, ma a questo punto conta poco. Il voto non è stato a una coalizione: è stato a un uomo.

Ed è questo che rende il quadro ancora più complesso.

Il centrodestra, invece, conferma la sua crisi pugliese.

Fratelli d’Italia rimane solido (20,5%), Forza Italia regge, la Lega sopravvive. Ma la coalizione non perviene: non incide, non entusiasma, non si compatta.
Lobuono paga una campagna elettorale che non ha mai trovato ritmo, tono, identità.
Una candidatura più difensiva che propositiva, più amministrativa che politica, più tecnica che empatica.

E in un confronto in cui uno dei due competitor occupa ogni spazio possibile, l’altro scompare.

Ma il dato più inquietante resta l’astensione.

A partire da questo semplice fatto: Decaro vince, ma la partecipazione perde.
E perde in modo fragoroso.

Il trend era chiaro da anni, ma stavolta abbiamo superato la soglia simbolica: la Puglia diventa laboratorio non solo di consenso, ma di disaffezione.

Una regione che negli anni ’70 votava quasi al 90% si ritrova oggi a elezioni in cui metà della popolazione resta a casa.
Il successo di un candidato non può cancellare la sconfitta della democrazia.

Cosa significa davvero questa vittoria.

Significa che la Puglia ha scelto un leader.
Ma significa anche che una parte enorme della Puglia ha scelto di non scegliere.
E questo, nel lungo periodo, è molto più pericoloso di qualunque sconfitta politica o elettorale.

La domanda ora non è più chi governerà – perché la risposta è già chiarissima.
La domanda è: chi governerà cosa?
Una regione dove la politica mobilita sempre meno teste e sempre più algoritmi?
Dove gli instant poll raccontano tutto e le urne raccontano sempre meno?

Il regno di Decaro inizia così: con un successo maestoso dentro un vuoto assordante.

E sarà questo il suo primo banco di prova: riuscire a parlare anche a chi oggi non si è presentato, non ha creduto, non ha voluto credere.
Perché governare una maggioranza politica è facile.
Molto più difficile è governare una minoranza sociale.

E oggi, in Puglia, queste due cose coincidono.

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