La tensione intorno alla giudice Maria Francesca Mariano raggiunge livelli critici dopo il ritrovamento di un pericoloso ordigno artigianale, collegato a una bombola di gas e pronto a esplodere, in un locale di pertinenza della sua famiglia nel Salento
Il boato è stato solo sfiorato, ma il messaggio della criminalità organizzata è arrivato forte e chiaro, cristallino nella sua ferocia. Gli agenti della scorta della giudice Maria Francesca Mariano, magistrata del Tribunale di Lecce, nei giorni scorsi, hanno intercettato e neutralizzato un ordigno esplosivo di manifattura artigianale pronto a deflagrare.
L’ordigno era stato piazzato in un locale di pertinenza della famiglia della magistrata, in una località della provincia salentina. Non si è trattato di un semplice atto dimostrativo. La bomba era collegata tramite una miccia a una bombola di gas.
Secondo gli esperti del nucleo artificieri, intervenuti sul posto, l’innesco avrebbe provocato un’esplosione devastante, capace di radere al suolo la struttura e colpire chiunque si trovasse nelle vicinanze.
Sull’episodio vige ora il più stretto riserbo. La Procura e le forze dell’ordine mantengono il silenzio stampa mentre gli investigatori della Scientifica setacciano l’area alla ricerca di tracce biologiche o impronte che possano condurre agli esecutori materiali.
Nel mirino
La giudice Mariano vive sotto scorta dal novembre 2023, da quando la sua attività inquirente ha smantellato i vertici del clan Lamendola-Cantanna, fazione egemone della Sacra Corona Unita.
I provvedimenti emessi nell’ambito dell’operazione “The Wolf” (22 arresti eccellenti) hanno segnato l’inizio di una persecuzione che non sembra conoscere tregua. Quello della bomba, infatti, è solo l’ultimo capitolo di una strategia del terrore che dura da anni.
Le intimidazioni subite dalla giudice Mariano sembrano uscite da un noir psicologico. La prima nel febbraio 2024 quando una testa di capretto è stato trovata davanti al portone di casa, con il biglietto «Così». Poi, sempre nel 2024, a ottobre, è stato trovato un disegno di una bara con la sua foto abbandonato tra i banchi di un’aula d’udienza. Ancora, nel novembre 2025, un’altra testa di capretto e un coltello sono stati lasciati sulla tomba del padre a Galatina.
Il fascicolo sulle minacce è ora sul tavolo della Procura di Potenza. La stessa indaga non solo sugli attacchi alla Mariano, ma anche su quelli diretti alla PM della Dda Carmen Ruggiero. Entrambe le donne, simbolo della lotta alla mafia pugliese, sono oggi i bersagli principali di una criminalità che ha alzato il tiro. Dalle lettere minatorie ai tentativi di aggressione fisica e, oggi, agli esplosivi.
Donno (M5S): Solidarietà a Giudice Mariano
«Piena solidarietà alla giudice del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, per l’ennesima, grave, intimidazione. Una minaccia che colpisce da vicino anche lo Stato e tutti gli uomini e le donne che quotidianamente, nel svolgere la propria professione, combattono a testa alta le mafie e la criminalità organizzata. Una battaglia in cui saremo sempre al loro fianco. Lo Stato non abbassi mai la guardia, e intervenga immediatamente per rafforzare i presidi di sicurezza in tutti i territori in cui è necessario. Non si può indietreggiare di fronte a minacce inaccettabili. Quanto accaduto rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che non può rimanere inascoltato». Così in una nota Leonardo Donno, deputato M5S e coordinatore regionale Puglia.
Sicurezza, Stefanazzi (PD): Solidarietà alla giudice Mariano. Rafforzare presidi di sicurezza.
«Esprimo la mia piena e convinta solidarietà alla magistrata Maria Francesca Mariano, oggetto di gravi e ripetute intimidazioni. Colpire un magistrato significa colpire lo Stato, la legalità e la libertà di tutti i cittadini. A lei va il ringraziamento per l’inesauribile impegno nella lotta alla criminalità e il sostegno mio personale e quello di un’intera comunità che non intende arretrare di un millimetro di fronte alla violenza e alle minacce della criminalità organizzata.»
Così Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico.
«Questo è l’ennesimo caso inquietante che conferma purtroppo una recrudescenza preoccupante della pressione criminale nel Salento. Non si tratta di fatti isolati, ma di segnali che alzano il livello dello scontro e che richiedono, di conseguenza, una risposta forte, coordinata e immediata da parte dello Stato per evitare che la Puglia torni ad essere un luogo in balia della criminalità di stampo mafioso.
Per questo è indispensabile rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio e accelerare l’attivazione di nuovi presidi di sicurezza. A questo fine, stamattina ho provveduto a sollecitare il Ministro Piantedosi, tramite una interrogazione parlamentare, per comprendere lo stato di attivazione del commissariato di polizia che dovrebbe sorgere a San Pietro Vernotico. Quella struttura, attesa da anni, rappresenta un tassello fondamentale per garantire maggiore controllo del territorio e maggiore protezione per cittadini e operatori economici.»
«Purtroppo – conclude il dem – da alcune fonti si apprende che il progetto sarebbe fermo al Ministero dell’Interno in attesa della firma di Piantedosi. Sarebbe un fatto gravissimo, perché significherebbe lasciare scoperta un’area strategica proprio mentre la criminalità rialza la testa. Servono più uomini, più mezzi e più strutture operative. La sicurezza è un dovere dello Stato e il Ministro se ne deve fare pienamente carico.»








