Il Procuratore della Repubblica ha chiuso la rassegna LibriAmo…tra gli ulivi! con la presentazione del volume “Una cosa sola”, scritto con Antonio Nicaso. Dal riciclaggio ai rapporti con la politica, fino alle intercettazioni e al nuovo programma su La7: un intervento serrato che ha acceso il dibattito in piazza
di ALESSANDRO NARDELLI – Piazza Mercato Vecchio a Fasano, gremita per l’ultima serata della rassegna LibriAmo…tra gli ulivi!, organizzata dal Mondadori Point di Laura De Mola. A chiudere la quinta edizione è stato uno degli ospiti più attesi: il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, che ha presentato il libro “Una cosa sola” (Mondadori), scritto insieme allo storico Antonio Nicaso.
Il dialogo con il giornalista Angelo Perrino, che ha incalzato il Procuratore con domande mirate e pungenti, si è trasformato in un intervento schietto e senza sconti, che ha catturato l’attenzione della platea. Il titolo del volume richiama la “globalizzazione del male”, concetto con cui Gratteri descrive l’intreccio tra mafie, massoneria deviata e centri di potere. «Tutto questo accade grazie a una società decadente e povera, e a una politica altrettanto povera, sia economicamente che culturalmente», ha detto.
Il magistrato ha insistito sul legame tra criminalità organizzata e politica: «Le mafie non hanno ideologia, scelgono i candidati che offrono più garanzie. Perché le mafie votano e fanno votare».
Nuove e vecchie forme di riciclaggio si intrecciano: oggi, oltre all’edilizia e allo smaltimento dei rifiuti, la criminalità guarda a stabilimenti balneari, giochi e scommesse online, centri benessere e locali di intrattenimento.
Non sono mancate critiche alla riforma sulle intercettazioni. Gratteri ha replicato alle posizioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che punta a ridurne l’uso perché troppo costose: «Si parla di 170 milioni di euro l’anno. Ma cosa sono per lo Stato quando grazie alle intercettazioni si arrestano centinaia di persone e si sequestrano beni per milioni?». Il magistrato ha ricordato anche un caso emblematico: «Ad un hacker del ministero della Giustizia, poi collaboratore di giustizia, abbiamo sequestrato 42 milioni di bitcoin, successivamente trasformati in euro». Per Gratteri, rinunciare a uno strumento così efficace sarebbe «un favore alle mafie».
Ha inoltre sollevato una riflessione sul sistema carcerario, ancora segnato dal sovraffollamento, e sull’urgenza di riforme che non indeboliscano il lavoro investigativo.
Alla domanda su un eventuale impegno politico, la risposta è stata netta: «Non potrei mai. Sono troppo libero».
Gratteri sarà protagonista anche in televisione: in autunno approderà su La7 con il programma Lezioni di Mafie, nato «da un incontro che io e Antonio Nicaso abbiamo avuto con il giornalista Paolo Di Giannantonio». Il procuratore sarà in studio a confrontarsi con gli studenti di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre e a commentare i video realizzati in diverse parti del mondo per raccontare i nuovi volti della criminalità organizzata.
Un incontro che ha chiuso la rassegna con un messaggio forte e diretto, lasciando a Fasano una serata di analisi dura ma necessaria sui rapporti tra mafie, potere e società.








