Gravi contestazioni al Presidente Roberti: La DDA scoperchia il contesto inquietante della mafia foggiana sempre più radicata in Molise e Abruzzo

Le accuse di corruzione a carico del presidente del Molise Francesco Roberti alimentano preoccupazione per il crescente radicamento della potente mafia foggiana nella regione, come evidenziato dalle indagini della DDA di Campobasso

La notizia dell’indagine a carico del presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, per corruzione nell’ambito di un filone di inchiesta su un traffico illecito di rifiuti tra la Puglia e il Molise ha suscitato preoccupazione tra gli esponenti politici e la cittadinanza. Le accuse mosse nei confronti di Roberti riguardano presunti favori a certe aziende in cambio di vantaggi personali, tra cui denaro, assunzioni fittizie e incarichi professionali per lui e per sua moglie. Le condotte contestate, se confermate, sono considerate gravi e inaccettabili per chi guida una regione.

Carla Giuliano, deputata del Movimento 5 Stelle e componente delle commissioni Giustizia e Ecomafie, ha dichiarato che questa vicenda svela un contesto inquietante. “Se le accuse fossero confermate, si tratterebbe di un comportamento assolutamente intollerabile da parte di chi detiene ruoli di potere. È inoltre fondamentale prendere atto che la mafia foggiana, come dimostrano le indagini della DDA di Campobasso, ha allungato i suoi tentacoli nel Molise e persino in Abruzzo”, ha affermato la deputata.

La DDA ha portato alla luce un sistema di estorsioni, minacce, acquisizioni forzate di locali e aziende in Molise, nonché una forte infiltrazione nel tessuto economico locale, che avrebbe anche attivato canali di narcotraffico. Giuliano ha aggiunto che per contrastare la crescente minaccia della mafia, è necessario un incremento dei presidi di legalità e un rafforzamento delle forze dell’ordine sul territorio, al fine di garantire un’efficace risposta a questa emergente problematica.

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