Incontro con il pubblico per i 35 anni de “La stazione”: riflessioni su produzione, nuovi talenti e rapporto tra sala e piattaforme
La sesta giornata del Bif&st 2026 a Bari si è aperta al Teatro Petruzzelli con un incontro molto partecipato che ha visto protagonisti Margherita Buy e Domenico Procacci, moderati dalla giornalista Angela Prudenzi.
L’occasione è stata la proiezione, a 35 anni dall’uscita, de “La stazione”, esordio alla regia di Sergio Rubini e primo film prodotto da Fandango, presentato nella versione restaurata in 4K da Cinecittà. Un’opera che nel tempo ha raccolto riconoscimenti prestigiosi, tra cui David di Donatello, Nastro d’Argento e premi internazionali.
Dal set al successo: il racconto di un film cult
Durante l’incontro, i protagonisti hanno ripercorso la nascita del film e le aspettative iniziali, rivelatesi molto diverse dal successo ottenuto negli anni.
«All’epoca non mi interessava tanto sapere del mio futuro. Andavo avanti, mi piaceva tanto quello che facevo. Non ho mai pensato che questo film potesse avere un riscontro così importante in Italia ma anche all’estero», ha raccontato Margherita Buy.
Anche Domenico Procacci ha ricordato l’origine del progetto, nato da una pièce teatrale e poi trasformato in film grazie a una scelta decisiva.
«Mai mi sarei aspettato di vedere il Petruzzelli così pieno di gente dopo tanti anni. Una sera dissi a Sergio Rubini di occuparsi lui della regia. Questa non è tra le scelte di cui mi sono pentito».
La lavorazione fu intensa e segnata da condizioni difficili, tra riprese notturne e temperature rigide.
«È stato un set molto duro, giravamo sempre di notte e faceva freddissimo. Ma il progetto aveva un cuore fortissimo, c’era una passione enorme da parte di tutti», ha aggiunto l’attrice.
Il cinema oggi: tra difficoltà e nuovi scenari
Il confronto si è poi spostato sul presente del cinema italiano, tra difficoltà produttive e ricerca di nuovi talenti.
«È un momento di grande difficoltà per il nostro cinema, soprattutto per le opere prime e seconde. I talenti ci sono, ma è più difficile farli emergere», ha spiegato Domenico Procacci.
Secondo Margherita Buy, il sistema tende oggi a puntare su certezze consolidate, riducendo gli spazi per la sperimentazione.
«Si sta tornando a fare film sempre con le stesse persone. Ma in un film devono esserci le persone giuste nel ruolo giusto, altrimenti si perde autenticità».
Il dibattito ha toccato anche il rapporto tra cinema e piattaforme digitali, sempre più centrale nel panorama contemporaneo.
«Raccontare una storia in due ore funziona ancora, ma alcune storie hanno bisogno di più tempo. L’importante è non seguire regole rigide che rendono tutto uguale», ha sottolineato Procacci.
«Il cinema ha bisogno di libertà e attenzione. Le piattaforme, con la loro produzione continua, rischiano di appiattire il racconto», ha aggiunto Buy.
Dunque, l’incontro al Petruzzelli ha offerto uno sguardo lucido e articolato sul passato e sul futuro del cinema, tra memoria, evoluzione e nuove sfide per l’intero settore.
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