Bari: Speciale Bif&st 2026, Wes Studi premiato: “La guerra è caos, non eroismo”

L’attore statunitense premiato al Teatro Petruzzelli con il Premio Arte del Cinema: dialogo intenso tra cinema, memoria e attualità

Il Bif&st 2026 accoglie a Bari uno dei volti più iconici del cinema internazionale. L’attore statunitense di origine cherokee Wes Studi, già insignito nel 2019 di un Oscar ad honorem, è tra gli ospiti della rassegna e riceverà il Premio Bif&st Arte del Cinema.

Protagonista di film entrati nell’immaginario collettivo come Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani e Geronimo: An American Legend, l’attore ha incontrato il pubblico al Teatro Petruzzelli, dialogando con il giornalista e critico cinematografico Silvio Danese al termine della proiezione del film Hostiles di Scott Cooper, in cui interpreta il personaggio di Falco Giallo.

Cinema, memoria e conflitto: le parole di Studi

Il dialogo si è sviluppato a partire da una riflessione sul finale del film, segnato da un tramonto simbolico e carico di significato.

«Era un tramonto meraviglioso. Il fatto stesso di poterlo vedere quotidianamente ci dovrebbe rendere grati per avere un giorno in più da vivere. Lo leggo come un monito: oggi affrontiamo la possibilità che cose terribili possano accaderci in qualsiasi momento».

L’attore ha quindi ampliato il discorso, soffermandosi sulla natura della violenza e dei conflitti, evidenziando come il tema centrale del film resti attuale.

«Credo sia un modo per ricordare che questo è, ed è sempre stato, un mondo intriso di ostilità. E sapete perché? Principalmente perché competiamo per le stesse risorse».

Una riflessione che si estende anche al presente, dove la paura viene spesso utilizzata come strumento di controllo.

«La paura di perdere queste cose viene sfruttata da chi trae vantaggio dal dire alla gente “posso tenervi al sicuro”: è una falsità, e gioca sulla paura».

Dal Vietnam al cinema: un percorso personale

Durante l’incontro, Wes Studi ha ripercorso anche una fase centrale della sua vita, quella legata all’esperienza militare in Vietnam, durata diciotto mesi.

«Mi offrii volontario per andare in Vietnam semplicemente per scoprire se fossi capace di agire, se fossi in grado di imparare, resistere e mettere alla prova il mio coraggio».

Tuttavia, il racconto si trasforma in una riflessione disillusa sul significato reale della guerra.

«In realtà la guerra è una cosa brutta e maleodorante in cui ci si uccide a vicenda e si distruggono proprietà e vita domestica. Non so perché l’umanità non sia arrivata a capirlo».

Un’esperienza che ha inciso profondamente anche sul suo percorso artistico, portandolo verso la recitazione.

«Quando sono tornato dal Vietnam, avevo bisogno di adrenalina. Quello che ho trovato nella recitazione è stata una paura a volte più rinvigorente».

Il passaggio dal campo di battaglia al palcoscenico viene descritto come un momento decisivo, segnato da quella che l’attore definisce una vera e propria scoperta personale.

«Quando sono salito sul palco per la prima volta, quella paura ha spinto la mia adrenalina al punto di dire: “Oddio, è fantastico!”. È stato quello che chiamiamo il “punto magico”».

Dunque, la presenza di Wes Studi al Bif&st 2026 conferma la vocazione internazionale della manifestazione, offrendo al pubblico non solo un omaggio a una carriera straordinaria, ma anche uno spazio di riflessione sui temi universali della memoria, della violenza e della condizione umana.

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