Codice Interno, maxi-condanna a Bari: 9 anni per l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri

Nel processo abbreviato sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, il gup De Salvatore infligge 103 condanne: pene fino a 14 anni per esponenti dei clan Parisi-Palermiti, riconosciuti risarcimenti milionari a Comune e Regione

Si è chiuso con una raffica di condanne il processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta “Codice Interno”, che ha svelato presunti intrecci tra clan mafiosi, politica e imprenditoria barese. Il gup del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha inflitto complessivamente 103 condanne – dalle più lievi di poco più di due anni fino a un massimo di 14 anni e 8 mesi – e pronunciato una sola assoluzione.

Tra i condannati spicca l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, ritenuto responsabile di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione: per lui la pena è di 9 anni di reclusione e 2mila euro di multa. Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe pagato i clan cittadini per assicurarsi pacchetti di voti a sostegno della candidatura della moglie, Maria Carmen Lorusso, poi eletta in Consiglio comunale nel 2019 con una lista di centrodestra.

Pene pesanti hanno colpito anche i vertici e gli affiliati dei clan Parisi-Palermiti del quartiere Japigia. Condannati a 11 anni ciascuno i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, a 10 anni Giovanni Palermiti, a 9 anni Tommaso “Tommy” Parisi, cantante neomelodico e figlio del capoclan. La condanna più alta, 14 anni e 8 mesi, è stata inflitta a Radames Parisi e Silvio Sidella, accusati di traffici criminali legati al narcotraffico e alle estorsioni.

Per gli altri imputati coinvolti nel meccanismo di procacciamento voti, il gup ha disposto pene da 4 a 9 anni: tra questi Michele De Tullio (9 anni e 4 mesi), Leonardo Montani (7 anni e 6 mesi), Bruna Montani (5 anni), Michele Nacci (4 anni e 4 mesi), Gaetano Strisciuglio (5 anni), e diversi altri attivisti politici ritenuti contigui ai clan.

Il dispositivo prevede inoltre la confisca di immobili riconducibili agli imputati e il pagamento di provvisionali a favore delle parti civili: 200mila euro ciascuno al Comune di Bari e alla Regione Puglia, riconosciute come enti danneggiati dall’intreccio affaristico-mafioso che ha ferito l’immagine della città.

Soddisfazione è stata espressa dalle istituzioni locali. Il sindaco Vito Leccese ha definito la decisione «un segnale forte a tutela della legalità e della democrazia», mentre il presidente della Regione Michele Emiliano ha parlato di «riconoscimento del grave danno arrecato alla comunità pugliese».

Le motivazioni della sentenza, che cristallizza una delle pagine giudiziarie più pesanti per la città di Bari negli ultimi anni, saranno depositate entro 90 giorni.

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