Se io non voglio, tu non puoi

Dalla parte della Streusa, pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – La differenza tra consenso e volontà è enorme, la proposta di modifica del DDL stupro vuole, ancora una volta, spostare il focus dall’aguzzino alla vittima

di PAMELA PANCOSTA – Dal vocabolario Treccani: Stupro s. m. dal lat. stuprum, di origine incerta, l’atto di congiungimento carnale imposto con la violenza che si definisce a sua volta come il comportamento che faccia uso della forza fisica (con o senza l’impiego di armi o di altri mezzi d’offesa) per recare danno ad altri nella persona o nei beni o diritti.

Spiegazioni chiare, semplici, inequivocabili.

Mentre verrà pubblicato questo articolo, sarà presentata alla Camera la modifica del disegno di legge sulla violenza sessuale proposta dall’avvocata Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia. La riformulazione prevede che il «consenso libero e attuale» non sia più significativo, ma sostituito arbitrariamente con «volontà contraria all’atto sessuale». Dell’accordo bipartisan siglato il 25 novembre scorso, non vi sarebbe più alcuna traccia.

In sostanza, cancellata la parola consenso, il suo contrario dovrebbe essere manifestato. urlando, opponendosi con forza al gesto ignobile della costrizione al rapporto sessuale. La vittima dovrebbe perciò dimostrare platealmente di esserlo. Violata, aggredita, umiliata, ma lucida al punto tale da potersi divincolare dall’aguzzino, possibilmente esprimendo contrarietà a gran voce, non sia mai che l’immobilità della paura e dello shock possa costituire alibi per lo stupro stesso.

Nel 1998 fece scalpore la sentenza della Cassazione che annullò la condanna ad uno stupratore quarantenne perché la ragazza indossava dei jeans attillati difficili da sfilare, a detta del giudice, senza intenzione. Trent’anni dopo, nulla è cambiato, ma addirittura si parlerebbe di riduzioni di pena passando dai 6 ai 12 anni previsti dalla prima stesura del Ddl per arrivare ad un minimo di 4 e un massimo di 10 anni per il reato senza minaccia.

La senatrice leghista difende la propria proposta con facendo leva sull’introduzione del reato di freezing, il blocco emotivo e fisico che sopraggiunge in situazioni di pericolo o forte stress, assicurando che in questo modo si possa presumere in modo automatico il dissenso. Parrebbe un concetto piuttosto contorto anche perché parlando di volontà e non di consenso, sarebbe necessario provarne l’assenza, di essere tutt’altro che consenziente e produrre a sostegno prove utili e inconfutabili. Si continuerebbe a mantenere il focus sulla vittima e non sul violentatore.

Oltre allo spray al peperoncino saremo costrette a custodire in borsa una sorta di certificazione, come ai tempi del lockdown, che garantisca il mancato assenso alla violenza, il rifiuto alla violazione del nostro corpo e della nostra essenza più pura. Ma la violenza sessuale deve essere combattuta con fermezza, inasprendo le pene, colpevolizzando e condannando chi la commette, non chi la subisce, un concetto naturale e imprescindibile, che dovrebbe essere assimilato facilmente da tutti, a destra e a sinistra.

A due mesi dall’accordo trovato tra governo e opposizioni che aveva stupito per l’eccezionalità del caso, che consentiva al nostro Paese di allinearsi con altre 22 nazioni con l’introduzione del consenso, si potrebbe compiere un enorme passo indietro, con conseguente e un’inevitabile perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni, già piuttosto flebile. Si potrebbe addirittura assistere ad una probabilmente inflessione del numero di denunce da parte delle donne.

Spero e confido in un risultato migliore di quello previsto, un ravvedimento necessario che possa andare oltre la fazione e l’interesse politico, che sia immediato e non più negoziabile, per il bene di tutte.

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