Fermati nella zona industriale di Bari mentre abbandonavano RAEE e materiale di sgombero in un’area privata: coinvolto anche il titolare di una ditta di traslochi. Sequestrato l’autocarro e avviate verifiche fiscali sull’impresa; possibile archiviazione con bonifica e pesante sanzione amministrativa secondo il “ravvedimento operoso” previsto dal Testo Unico Ambientale
Sono stati individuati e fermati quattro soggetti responsabili di un tentativo di abbandono illecito di rifiuti in un capannone in disuso nella zona industriale di Bari. Il gruppo, munito di un autocarro carico di rifiuti RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e materiali provenienti dallo svuotamento di un appartamento, aveva già iniziato a scaricare parte del carico in un’area privata quando è stato sorpreso dal proprietario dell’immobile.
L’immediato intervento della Polizia Locale, allertata dallo stesso proprietario, ha permesso di bloccare i responsabili sul posto. L’autocarro, intestato a una ditta che svolge attività di facchinaggio e traslochi, è stato sottoposto a sequestro giudiziario. Tra i denunciati figura il titolare dell’azienda, un cittadino italiano residente in provincia, insieme a due cittadini stranieri e a un altro uomo, anch’egli italiano.
Per tutti e quattro è scattata la denuncia in concorso per i reati di invasione arbitraria di immobile privato, abbandono di rifiuti e trasporto illecito di rifiuti senza il previsto formulario di identificazione (F.I.R.). Contestualmente, sono state avviate verifiche sulla posizione fiscale e previdenziale dell’impresa coinvolta: i primi accertamenti sembrano indicare l’impiego di personale privo di regolare contratto di lavoro e senza copertura contributiva.
La normativa vigente prevede, per gli illeciti legati al Testo Unico Ambientale, una procedura di “ravvedimento operoso” (disciplinata dagli articoli 318-bis e seguenti). In base a essa, gli indagati possono evitare il processo penale mediante il tempestivo recupero dei rifiuti abbandonati, la bonifica dell’area e il corretto smaltimento presso strutture autorizzate, previo pagamento di una sanzione amministrativa pari a un quarto dell’importo massimo dell’ammenda prevista.
Spetterà ora alla polizia giudiziaria verificare se i soggetti coinvolti intenderanno aderire a questa possibilità, adempiendo a tutti gli obblighi previsti per ottenere l’eventuale archiviazione del procedimento penale.








