Il Bari, già reduce della “remuntada” ascolana, incappa nel quinto k.o. della stagione, sfoggiando una prova così neutra da fare invidia al famoso deodorante. Scivolando al dodicesimo posto in classifica, a -4 dall’ ottavo posto e a soli +4 sulla zona playout
di CHRISTIAN MONTANARO – Adesso è dura veramente. È dura veramente difendere il tecnico. È dura veramente difendere una squadra senza nerbo. È dura veramente difendere la proprietà. È dura per tutto e per tutti.
Il Bari, già reduce della “remuntada” ascolana, incappa nel quinto k.o. della stagione, sfoggiando una prova così neutra da fare invidia al famoso deodorante. Scivolando al dodicesimo posto in classifica, a -4 dall’ ottavo posto e a soli +4 sulla zona playout.
Male la prima di Puscas, incolore come tutti gli altri interpreti. Compresi Kallon e Sibilli, tra qui sempre positivi. A nulla sono valsi nemmeno gli ingressi di Menez e Achik, con un Bari sterile e inoffensivo come non mai.
Onesta l’analisi del match di Pasquale Marino nel riconoscere i demeriti dei suoi. Tanti e forse troppi i passi indietro dei galletti. Una sconfitta ci può stare, inaspettata pure, ma solo se in precedenza si era fatto benissimo e non sufficientemente come invece capitato al Bari.
Forse anche il mercato ha condizionato. Le risorse interne devono sempre prevalere su quelle esterne in questi casi e Puscas e Kallon non possono assurgere a salvatori della patria. Occorre unità di intenti. C’è? Questo è l’amletico dubbio. Il futuro chiarirà la cosa.








