Brindisi, Eni Versalis, Stefanazzi (PD): «Vietato lasciar deperire un asset strategico nazionale»

Il deputato dem lancia l’allarme sul futuro dell’impianto per la produzione di etilene e propilene: a rischio oltre 1.500 posti di lavoro e l’autonomia industriale della filiera italiana delle plastiche

Il futuro del polo petrolchimico di Brindisi torna al centro del dibattito politico. A intervenire è Claudio Stefanazzi, deputato salentino del Partito Democratico, che sollecita il Governo a non lasciare in una fase di stallo lo stabilimento di Versalis, società chimica del gruppo Eni.

«Che l’impianto per la produzione di etilene e propilene di Brindisi debba chiudere per problemi di obsolescenza, è un falso mito. Quello stabilimento è uno dei più moderni d’Europa e rappresenta uno dei principali poli petrolchimici italiani, cuore della filiera nazionale delle plastiche, che alimenta settori strategici come packaging, automotive, medicale, edilizia ed elettronica. La chiusura del cracker determinerebbe la progressiva fermata dell’intero sito, con la perdita di oltre 1500 posti di lavoro diretti e indiretti e una pericolosa dipendenza dall’estero per materie prime fondamentali», afferma Stefanazzi.

Secondo il parlamentare, l’attuale stato di conservazione dell’impianto non può protrarsi a lungo senza conseguenze strutturali.

«Oggi l’impianto è in stato di conservazione. Ma come ci è stato spiegato da tanti tecnici, in assenza di decisioni rapide, questo stato si trasformerà in deperimento, con una perdita irreversibile di valore industriale e patrimoniale. Sarebbe un errore gravissimo lasciare che un asset stimato in miliardi di euro venga disperso senza aver esplorato fino in fondo soluzioni alternative».

Il riferimento è al cracker di Brindisi, elemento cardine dell’intero sito produttivo, la cui eventuale chiusura comporterebbe un effetto domino sull’intero comparto.

Stefanazzi annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di valutare un percorso di cessione a soggetti interessati al rilancio produttivo, anche con il coinvolgimento pubblico.

«Per questo ho chiesto al Governo di valutare un percorso di cessione a un soggetto interessato al rilancio produttivo del sito, anche con il coinvolgimento di soggetti pubblici. Esperienze come il “Project One” di Anversa dimostrano che, con una strategia chiara, è possibile attrarre investimenti e realizzare impianti moderni e sostenibili».

Il modello richiamato è quello del grande investimento chimico-industriale avviato nel porto di Anversa, citato come esempio di riconversione e modernizzazione in chiave competitiva e sostenibile.

Per il deputato dem, la partita che si gioca a Brindisi non è soltanto locale, ma riguarda l’autonomia industriale del Paese.

«Difendere il cracker di Brindisi significa difendere lavoro, competenze e autonomia industriale del Paese. Il tempo è un fattore decisivo e l’inerzia del Governo si rivelerà presto fatale per il futuro di quest’area», conclude Stefanazzi.

Il futuro eni versalis brindisi cracker resta dunque una questione aperta, tra esigenze di sostenibilità, tutela occupazionale e scelte strategiche di politica industriale che potrebbero incidere in modo significativo sul tessuto produttivo del territorio e dell’intero sistema manifatturiero nazionale.

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