Brindisi, la famiglia di Ivan Ricciardi sporge denuncia per far luce sui fatti

Il figlio di Ivan Ricciardi, il 46enne deceduto nel reparto di Oncologia dell’ospedale Perrino, ha presentato una formale denuncia-querela in Questura per fare luce sulla scomparsa del padre

Una denuncia-querela per fare luce sulla morte di Ivan Ricciardi, 46enne deceduto nel reparto di Oncologia dell’ospedale Perrino di Brindisi. L’esposto arriva dopo mesi di sofferenze, visite mediche a vuoto e continui ricoveri. A presentarsi in Questura, lo scorso 25 maggio, è stato il figlio della vittima. I destinatari sono l’ospedale Perrino, il Fazzi di Lecce e la dottoressa di medicina generale che aveva in cura l’uomo.

Ivan Ricciardi, originario di Squinzano ma residente a San Pietro Vernotico, avvertiva dolori alla schiena e alla zona lombare da circa otto o nove mesi. Restava a letto e assumeva potenti farmaci oppioidi. Secondo i familiari, nonostante il progressivo peggioramento e le continue visite, nessuno avrebbe individuato tempestivamente le cause della patologia.

Nel frattempo, il quadro clinico è precipitato. La denuncia descrive un drammatico decadimento fisico, tra cui perdita di peso, gravi difficoltà motorie e persino la perdita della voce. I parenti lamentano anche forti difficoltà nei contatti con la dottoressa curante, sottolineando che l’uomo si sarebbe sentito abbandonato.

La tragica scoperta

La svolta tragica è avvenuta il 24 maggio, quando Ricciardi ha accusato una grave crisi respiratoria. Trasportato d’urgenza al Perrino, i medici gli hanno diagnosticato, per la prima volta, un tumore polmonare in stato avanzato. Ricoverato in Oncologia, l’uomo è deceduto la mattina successiva.

I familiari, assistiti dall’avvocata Rita Ciccarese, evidenziano anche il pesante dramma psicologico ed economico subito. La malattia ha stravolto la vita della moglie e dei figli, tra cui un minorenne. A causa delle indagini avviate, i funerali, previsti alla chiesa Madre di San Pietro Vernotico, sono stati rinviati a data da destinarsi.

Spetterà ora all’autorità giudiziaria analizzare le cartelle cliniche per accertare eventuali responsabilità penali e omissioni nel percorso sanitario.

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